WEidmannsheil o WAidmannsheil?

Pubblicato il 15 aprile 2010 in Cacciare a Palla, Racconti Enrico Già letto 25.869 volte

Il rito del Brunch, dopo un bel recupero

Weidmannsheil è il saluto tradizionale dei cacciatori nei Paesi germanofoni, ma è usato anche in Paesi mitteleuropei di altra lingua. È forse la parola più pronunciata nel ricchissimo vocabolario venatorio tedesco. Lo potremmo rendere in italiano con “ti saluto, uomo del bosco” che non è assolutamente una traduzione letterale, ma restituisce il significato nel suo spirito. È una parola composta da tre elementi Waid o Weid (di cui diciamo fra poco), Mann (uomo) e heil (salve!). Si pronuncia sempre allo stesso modo (vaidmanns-ail… se lo scrivessimo in italiano), ma si scrive in due modi diversi: nel sud (Baviera, Austria ecc.) e nell’est si scrive di solito Weidmannsheil (con la “e”), nel nord si scrive invece Waidmannsheil (con la “a”).
La duplice grafia è stata, e a volte è anche oggi, oggetto di qualche diatriba: la versione con la “a”, ritenuta più arcaica, è quella prediletta dai puristi consacrati alla tradizione. Della questione si occuparono persino i nazisti, per la precisione Hermann Göring, il quale, oltre ad essere Maresciallo del Reich e successore designato di Adolf Hitler, era anche Reichsjagdmeister, in sostanza ministro della caccia del regime. Per la cronaca, il criminale hitleriano era un fanatico sostenitore della versione in “a”. Con la recente riforma ortografica della lingua tedesca, Weidmannsheil, con la “e”, pare diventata la versione ufficiale, scelta che ha avuto peraltro poco riscontro nella pratica: ognuno continua a scrivere come preferisce!
Anche sulle origini e l’etimologia del termine c’è un certo dibattito. Secondo alcuni la parola nasce con la stessa radice di Wald (bosco), ma questa versione sembra dubbia. Weide nel tedesco moderno significa, oltre che salice, anche pascolo (anche quello per gli animali selvatici), ma la sua radice indogermanica aveva un significato più ampio. Un’origine più antica, seppur accreditata abbastanza recentemente (negli anni ‘60, quando il lemma venne individuato in un affresco altomedievale) è Waithia che in gotico sembra significare esattamente “cacciatore”. E forse questa è la lettura più convincente. La radice Waid/Weid si trova in moltissime parole composte tedesche come ad esempio Weidmann (cacciatore, in senso più pieno del semplice Jäger), Weidwerk (arte venatoria), Weidgerecht (cosa conforme all’etica venatoria), Weidmannsprache (linguaggio venatorio) eccetera eccetera.
In ogni modo, si dice Weidmannsheil a ogni occasione di incontro fra cacciatori, non solo per onorare un abbattimento (in questo caso si risponderà Weidmannsdank, così come quando il Weidmannsheil ci è rivolto da un non-cacciatore), ma anche semplicemente per salutarsi o per brindare… sempre rigorosamente col bicchiere nella mano sinistra!
In Italia il Weidmannsheil risuona ovviamente nelle isole linguistiche germanofone, come in Alto Adige, ma è usato diffusamente anche in provincia di Trento, nel Bellunese e nelle zone più venatoriamente mitteleuropee del Friuli- Venezia Giulia. Come esito di una certa contaminazione culturale sostituisce a volte lo “in bocca al lupo” persino fra i cacciatoridi ungulati appenninici.

Ettore Zanon

per gentile concessione della rivista Cacciare a Palla, in edicola in questi giorni

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