Quattro chiacchiere sulle attrezzature per la caccia di selezione

Pubblicato il 11 gennaio 2011 in Articoli Enrico Già letto 16.407 volte

www.stefanofranceschetti.com

Potrebbe valere la pena di fare qualche considerazione e di proporre qualche suggerimento a chi intendendo avvicinarsi alla caccia di selezione, si ponesse il problema delle attrezzature necessarie.

Senza la pretesa di volersi sostituire all’armiere di fiducia, vorrei con un po’ di senso pratico dare degli orientamenti ai nuovi ed agli aspiranti selecacciatori.

Fortunatamente è una categoria in grande espansione e ciò non può che essere un fatto estremamente positivo, che attesta la costante crescita culturale della nostra categoria.

Consiglio a chiunque non l’avesse già fatto di iscriversi e frequentare uno dei tanti corsi, che le regioni, gli enti locali e alcune associazioni come Urca, Uncza, Federcaccia ed altre stanno promuovendo per soddisfare la reale necessità di avere cacciatori seriamente abilitati per la gestione degli ungulati.

Ungulati che in tutta la dorsale appenninica, sono una splendida realtà in forte e costante espansione.

Anche chi non fosse interessato all’abilitazione per scopi strettamente venatori, otterrà grande beneficio culturale dai corsi e apprenderà la differenza tra la caccia intesa come mera fruizione delle risorse e la gestione / programmazione delle stesse.

Tale concetto è valido per tutte le specie di interesse venatorio presenti sul nostro territorio e non solo per gli ungulati.

La caccia di selezione presuppone studio, conoscenza ed osservazione degli animali che andremo a gestire, pertanto una delle prime necessità sarà quella di dotarsi di validi strumenti ottici: binocoli, cannocchiali di elevata potenza (il lungo), telemetro e mire ottiche.

IL BINOCOLO.

E’ per il selecacciatore un attrezzo fondamentale e dovrebbe essere senz’altro di grande qualità. Il mio consiglio senza voler fare della pubblicità è che la scelta cada su un prodotto affidabile e qualitativo (non deve necessariamente essere nuovo, si trovano anche eccellenti occasioni).

Consiglio di valutare sempre in prima istanza la luminosità dell’immagine al crepuscolo, mai in piena luce, successivamente: ingombro, peso, robustezza e la reale garanzia di impermeabilità.

Meglio a mio parere escludere dalla scelta binocoli a ingrandimenti variabili.

Per chi ne volesse uno valido per tutti gli usi, consiglierei un 7×40-42, (il primo numero indica sempre gli ingrandimenti il secondo il diametro di uscita dell’obbiettivo, importante perché in relazione decrescente al numero degli ingrandimenti, determina la luminosità dell’ottica).

Per chi intendesse utilizzare il cannocchiale prevalentemente in alta montagna x il camoscio, la scelta potrebbe cadere su di un 8 o un 10×30. Per questa specifica caccia che si pratica prevalentemente in piena luce, la luminosità non è una delle doti fondamentali, contano più gli ingrandimenti ed il campo visivo, mentre per chi intendesse munirsi di un ottica espressamente votata alla caccia all’aspetto serale dei cervidi e del suide, buona sarebbe la scelta di un 7 x o di un 8×50, meglio ancora di un 8×56.

Non mi lascerei influenzare dalle proposte che prevedono ingrandimenti superiori agli 8 – 10x e che abbiano obbiettivi inferiori ai 30mm. Importante che gli ingrandimenti siano sempre supportati in proporzione da una adeguata misura del diametro dell’obbiettivo, per maggiori ingrandimenti servono in proporzione obbiettivi più ampi e luminosi.

Per quanto leggero e non ingombrante evitare ad esempio un 10×20 o combinazioni peggiori, che non hanno alcun utilizzo nella pratica venatoria.

Occorre sapere che l’eccesso di ingrandimenti riduce il campo visivo e rende difficoltosa l’osservazione non in appoggio, mentre un basso diametro dell’obbiettivo 20 o 30mm, non garantisce una buona luminosità, essenziale per gli orari in cui si pratica la caccia.

IL CANNOCCHIALE DA OSSERVAZIONE (il lungo).

Altro strumento fondamentale da utilizzare sempre in appoggio, per una corretta valutazione a grande distanza degli animali. Indispensabile per stabilire il sesso, lo stato fisico e le varie classi di età di appartenenza.

Lo strumento dovrà preferibilmente essere di buona qualità, ma forse è concessa qualche piccola economia in più rispetto al binocolo. Ponete attenzione all’ingombro ed al peso.

Gli ingrandimenti dovrebbero partire da un minimo di 20 abbinati ad un obbiettivo in uscita di almeno 65/70mm, ottimo un 30×75, come anche i variabili (solo se di grande qualità) come il 20/60x 80 ecc.

Sono disponibili di recente introduzione sul mercato dei monocoli (booster) che applicati ad un oculare del binocolo ne potenziano (raddoppiano) gli ingrandimenti.

Possono rappresentare una soluzione, magari un po di ripiego, ma in caso d’emergenza, piccoli comodi e leggeri possono essere sufficienti (sempre in appoggio) per una discreta visione e valutazione a distanza.

IL TELEMETRO (misuratore di distanza).

Strumento di recente introduzione sul mercato: se ne possono trovare di buoni non eccessivamente costosi.

Il telemetro laser non è certamente uno strumento indispensabile, anzi forse è il primo al quale si può rinunciare, va detto però, che l’uso dello strumento è accettabile e consigliabile, quando ad esempio il selecacciatore non sia dotato di grande esperienza e non sia in grado di valutare le distanze ad occhio o con l’aiuto del reticolo del cannocchiale di mira.

Acquisire il dato certo della distanza e prendere la decisione del tiro a ragion veduta serve ad evitare azzardi dannosi per il selvatico ed è un fatto etico e positivo.

Un uso improprio dello strumento è sconsigliabile, ovvero: se finalizzato alla ricerca esasperata della prestazione balistica al limite della praticabilità, è un fatto che nulla ha a che vedere con l’etica della caccia.

Alcuni cacciatori, meglio definirli tiratori, lo utilizzano di supporto per realizzare tiri eccezionalmente lunghi, che il buon senso e la morale a caccia sconsiglierebbero.
Il selvatico ricordiamolo ha il diritto di ottenere una fine veloce e pulita con un tiro sicuro e ben piazzato, mai azzardato.

L’ARMA, IL CALIBRO E L’OTTICA DI MIRA.

Meglio precisare che per la caccia di selezione le armi rigate dotate di sistema di ricarica semi-automatico andrebbero escluse.

Tali carabine sono ottime per la caccia in braccata al cinghiale, ma sono sconsigliabili per l’uso che ne deve fare il cacciatore di selezione.

Il quale ha necessità di disporre di un arma molto precisa anche a distanze superiori ai 100 / 150 mt; tale precisione è accreditabile solo ad armi rigate a otturatore tipo bolt-action, oppure a colpo singolo.

Sul mercato vi è una grande scelta di buone ed ottime carabine, tutte idonee per la caccia di selezione: sono consigliabili le carabine ad otturatore scorrevole, dove si trova un’ampia scelta, direi che quasi senza esclusioni, sono tutte sufficientemente affidabili e precise.

Più serio si fa il discorso per le carabine a colpo singolo, basculanti a canna singola o nel caso di combinati a due e più canne (rigata/e + liscia/e): queste armi sono decisamente più “delicate” e richiedono una specifica e molto qualificata esperienza produttiva, oltre a grande qualità per garantire buoni risultati.

Pertanto se la vostra scelta dovesse cadere su una di queste armi, evitate di risparmiare e cercate un arma di provata affidabilità.

Ancor più delicata la posizione degli express (basculanti a due canne rigate) fucili mitici, ma a prezzi decisamente impopolari.

Armi che comunque non servono al selecontrollore, sono idonee infatti alle cacciate in braccata o battuta (Europa) o per la caccia ai selvatici pericolosi, che necessitano di tiri, rapidamente e facilmente doppiabili (Africa).

Scelta la vostra carabina, non Vi resta che stabilire il tipo di cannocchiale da montare e gli attacchi necessari; mire ottiche ed attacchi sono una cosa molto seria e la scelta dovrà essere oculata.

L’attacco dell’ottica sulla carabina, soprattutto se non fisso, deve essere di provata qualità e montato da mani esperte, pertanto meglio evitare il fai da te.

Se si vogliono limitare i costi va benissimo optare per gli attacchi fissi, sicuri ed affidabili.

Salvo rare eccezioni (combinati, drilling o caccia in alta montagna ed in luoghi molto accidentati, dove il rischio di una caduta è alto e potrebbe compromettere l’esito della cacciata) non vi è quasi mai la reale necessità di smontare l’ottica.

Comunque chi volesse può scegliere tra attacchi a pivot, a piede di porco ed altre varianti brevettate dalle varie case costruttrici per i propri modelli.

LE MIRE OTTICHE.

Il mercato offre una miriade di cannocchiali affidabili, ma il mio consiglio, prima di parlare dei modelli è quello di non risparmiare per questa spesa, perché la grande qualità è certamente da preferire.

Anche se ammetto, sono apparse di recente ottiche di buona qualità a costi abbordabili.

Per una carabina di calibro adeguato, buona per tutte le cacce praticabili ai nostri ungulati, ovvero dal capriolo al cinghiale sino al cervo, il mio consiglio, se non si dispone di grandi mezzi, è di scegliere un cannocchiale a ingrandimento fisso, tipo 6×42, buono in tutte le situazioni.

Potendo stanziare per un cannocchiale di elevata qualità, gli ingrandimenti variabili possono aiutare: per tiri ravvicinati nel bosco, per avere maggior campo visivo (riducendo gli ingrandimenti), sino ai tiri lunghi x il camoscio.

Personalmente non sponsorizzo i diametri dell’obbiettivo oltre i 50mm, vero che si aumenta in tal modo la luminosità, ma va sempre considerato l’ingombro ed il peso che andremo ad aggiungere alla nostra carabina a scapito della maneggevolezza.

Per chi volesse comunque utilizzarla prevalentemente per la caccia da appostamento crepuscolare, un fisso 7 x 50 o un 6 o 8 x 56, oppure un variabile tipo 3-12 x 50 o 56, regolato sui 4 ingrandimenti rappresenta un’ottima soluzione.

Va considerato che per una caccia di movimento, portarsi in giro magari in alta montagna un simile peso/ingombro non è il massimo, in più se di buona qualità un obbiettivo da 42mm garantisce di sicuro una ottima luminosità, più che sufficiente anche per tiri crepuscolari.

Sarebbero da evitare per la selezione diametri degli obbiettivi inferiori 30mm, tali mire ottiche abbondano sul mercato, ma sono dedicate alla caccia in braccata, per tiri in movimento, meglio se montate su armi semiautomatiche.

Il reticolo generalmente più idoneo per la caccia è il n. 4 e gli assimilabili, che uniscono buona possibilità di puntamento anche a grande distanza.

La sua caratteristica sono le tre stanghe grosse nella parte sottostante. Tale triangolazione consente all’occhio esperto una buona valutazione della distanza di tiro (in rapporto alla dimensione dell’animale nel reticolo) ed anche (in assenza di punto rosso) un buon supporto per i tiri crepuscolari.

La croce sottile del reticolo infatti scompare nel buio ma le tre stanghe grosse alla base rimangono visibili.

Oggi tutte le mire ottiche più moderne a richiesta dispongono del punto rosso illuminabile (posizionato al centro della croce di mira), che ci sarà utile con poca luce anche in presenza di un reticolo sottile.

I CALIBRI.

Il calibro ideale per tutte le cacce probabilmente non esiste, ma vi sono alcuni calibri che meglio si adattano ad un impiego venatorio polivalente: dal capriolo, al camoscio, al muflone, daino, al cinghiale fino al cervo maschio.

I calibri effettivamente validi per tutte le specie menzionate a mio parere potrebbero essere:

-il 7X64 e la sua versione per i basculati il 7x65r (in verità un sono po’ al limite per il cervo maschio)
-il vecchio ma ancor validissimo 30-06 (anche se non molto indicato per traiettoria per il camoscio)
-il 7 mm rem mag , forse un po’ troppo esuberante per il capriolo, ma eccellente per radenza (traiettoria) e per potenza.

Vi sono naturalmente molti altri eccellenti calibri, che potrei consigliare, ma ognuno di essi per qualche motivo risulta a mio parere, essere meno eclettico dei summenzionati.

Citerei comunque il 270 win mgm, il 308 win ed anche il vecchio il 7×57. Parlando di calibri più specifici per capriolo e camoscio: ottimi il 243 win mgm il 6,5x 55, 6,5×57 ed il 25.06.

Per i tantissimi altri che non cito per motivi spazio, nulla in contrario, importante farsi consigliare bene dall’armiere di fiducia in merito a radenza ed alle reali capacità balistiche.

Per una scelta idonea, si può prendere in considerazione la densità sezionale di ciascun calibro per poter fare dei raffronti (D.S. ovvero il valore numerico ottenuto dal rapporto tra il calibro ed il peso della palla- peso palla diviso calibro al quadrato).

Tale valore, in stretto rapporto alla velocità del proiettile, è quello che meglio rappresenta e più si avvicina, ad un ipotetico “killing power” sul selvatico.

Anche se ammetto che il killing power non è facilmente riconducibile ad un valore numerico

Aggiungerei a riguardo che spesso i vecchi calibri come il 7×57 ed il 30.06 ed anche il 7×64, talvolta superati in prestazioni (potenza, velocità e traiettoria) da altri più moderni, all’utilizzo pratico in normali condizioni di tiro, sono ancora unici, per l’elevata ed immediata mortalità, unita alla scarsità di danni provocati nelle carni del selvatico.

Tutto ciò tradotto in pratica significa: pochi feriti, ferite mortali ma non devastanti, in conseguenza carne buona che non si butta.

Spesso i calibri che uniscono elevatissime velocità e potenza a diametri e pesi di palla non elevati, producono ferite talvolta devastanti su animali relativamente piccoli quali il capriolo.

Per tutte le svariate tipologie di munizioni utilizzabili, occorre prestare molta attenzione al peso della palla in relazione al calibro di cui si dispone.

Sarebbe sempre meglio utilizzare palle con peso medio rispetto alla portata di ogni calibro. Per fare un esempio il 270 win carica mediamente palle con un peso variabile da 100/110 grani a 150 grani, ebbene il peso della palla che io consiglierei, per una migliore resa ed affidabilità a caccia (un sunto tra radenza, potenza, precisione e mortalità) è di 130 grani.

Se possibile quindi escludere sempre le grammature al limite, come naturalmente escludere per la caccia le palle “match” da tiro ed ovviamente le blindate, che oltre ad essere vietate, non producono danni immediati sulla selvaggina e provocano, se utilizzate, solo feriti destinati a morte certa anche a chilometri di distanza.

Passiamo all’analisi delle altre attrezzature potenzialmente utili al selecontrollore.
Accessorio basilare: uno zaino capiente, leggero ed impermeabile, meglio se dotato di sacca interna impermeabile, possibilmente sfoderabile.

Lo zaino deve poter contenere un capriolo, pertanto dovrà essere di misura adeguata. Vi potremo così riporre tutto l’occorrente per le nostre uscite: un impermeabile di emergenza, guanti, senza dimenticare qualche indumento caldo da mettere durante le soste di osservazione, talvolta molto lunghe.

Potrebbe venire utile una sacca con tracolla molto leggera, che potrà essere utilizzata quando dovremo mettere il capriolo nello zaino ed avremo bisogno di un comodo recipiente per riporvi quanto ne avremo tolto.

Altri validi attrezzi saranno: una torcia impermeabile, con pile di scorta (spesso capita di salire in montagna al buio ed ancor più sovente capita di scendere a buio, con lo zaino pieno).

Garantisco non c’è peggior cosa che trovarsi nell’oscurità in un bosco scosceso ed accorgersi che la torcia ha le pile scariche.

Una corda meglio due, una corta più sottile per legare la selvaggina, una più lunga di sicurezza di buona sezione e di almeno 10/15 mt., dei tappi di riserva per il cannocchiale della carabina ed il tappo di volata. Se li avremo dimenticati in macchina e si mettesse a piovere o nevicare sono indispensabili.

ndispensabile un buon coltello da caccia, si possono evitare lame tipo scimitarra ecc.. è sufficiente sia robusto ed affilato, ci servirà per sventrare il selvatico e per qualunque altra emergenza.

Meglio sarebbe tenere almeno un piccolo serramanico di scorta sempre nello zaino, ho visto cacciatori disperati davanti a un selvatico abbattuto, senza il coltello, perso o dimenticato.

Altri accessori utili potrebbero essere: un piccolo cuscino impermeabile, ne esistono di comodi anche gonfiabili, ottimo per sedersi per terra quando è bagnato oppure, utile per il tiro, per riempire lo zaino quando è mezzo vuoto.

E’ basilare sempre tirare con un buon appoggio, sempre meglio dallo zaino assicurandosi di appoggiare bene i gomiti a terra.

Sono anche utili delle stecche metalliche snodate che si trovano in commercio, contenenti un’anima in filo elastico, che si compongono in due bacchette, unite da un perno elastico ( formano una X allungata).

Servono come appoggio per la carabina, quando, come spesso capita, non si riesce a tirare dallo zaino per colpa della vegetazione.

Io personalmente porto sempre con me un bastone, che oltre a servire come aiuto in montagna e nei passaggi difficili, è utile per poter tirare in appoggio (ma non a grandi distanze): capita molto spesso di avere la necessità improvvisa di tirare senza potersi sdraiare.

Con la carabina è doveroso sempre tirare con almeno un appoggio anteriore, chi si abitua all’uso del bastone non lo abbandonerà facilmente.

Vale anche la pena soffermarsi sulla scelta dell’abbigliamento più idoneo per il cacciatore di selezione, si dovrà cercare di escludere i capi di vestiario “rumorosi”, che emettano rumore allo sfregamento, ciò vale sia per i pantaloni, le ghette che per le giacche.

Alla posta nel silenzio più totale, a volte anche solo mettere una mano in tasca, aprire una chiusura in velcro o una lampo, può comportare un rumore decisamente fastidioso per i selvatici che vogliamo insidiare.

Per le calzature sarebbe consigliabile optare per gli scarponi che garantiscono meglio degli stivali una tenuta termica ottimale anche nella stagione fredda, quando può capitare di restare fermi anche a lungo sul terreno gelato o nella neve.

Queste mie brevi considerazioni vanno prese con beneficio d’inventario, rappresentano solo una leggera infarinatura, una panoramica generale, che mi auguro possano essere utili, è comunque ovvio che gli approfondimenti necessari per ogni argomento trattato, andranno analizzati e discussi con l’aiuto del proprio armaiolo di fiducia.

Massimo Cucca

Tratto da: laCaccia.net

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