L’estriasi nel capriolo

Pubblicato il 14 Marzo 2011 in Articoli, Curiosità, Malattie Enrico Già letto 8.206 volte

La mosca che depone le uova

Durante la caccia estiva, sono stato contattato dal mio presidente di distretto, che mi chiedeva se i caprioli prelevati fossero o meno infestati da una patologia ovina ( più nota con il nome di “estriasi” ) facilmente riconoscibile dalla presenza di grossi vermi bianchi ( simili alle camole ) sviluppate all’interno delle cavità nasali dell’animale.
Fortunamente i miei caprioli e quelli del mio compagno di caccia non presentavano questa infestazione parassitaria, ma la scorsa settimana proprio mentre pulivo la mandibola dell’ultimo capriolo assegnato, mi sono accorto che fuoriuscivano dalla trachea questi stranissimi parassiti, in cerca, evidentemente, di nuovo terreno da parassitare, visto che ormai il precedente cominciava a freddarsi.
L’animale era in ottime condizioni di salute, e non presentava comportamenti anomali. Non viene, stranamente, considerato abbattimento sanitario anche se la patologia porta alla morte.
Di seguito riporto alcuni articoli tenico-scentifici trovati in rete, se qualcuno ha altro da aggiungere può contattarmi; se vogliamo avere una percezione di quanto questa infezione sia diffusa nei caprioli possiamo utilizzare questo post come punto di riferimento.


L’estriasi è la miasi delle cavità naso-frontali degli ovi-caprini, sostenuta dalle larve di Oestrus ovis, dittero a diffusione cosmopolita. Tali parassiti possono colpire, accidentalmente, anche il cane, il maiale e l’uomo provocando miasi oculari, nasali, sinusali, faringee o laringee. Sotto questo termine si comprende pure,

La larva

la miasi da Rhinoestrus purpureus, specie di mosca confinata nelle regioni europee orientali e dell’Asia Minore e del Nord Africa, parassita delle cavità naso-frontali degli equini, ed accidentalmente, dell’uomo.
La penetrazione delle larve di estro, munite di due forti uncini cefalici e di una corona di spine caudali, induce a carico della mucosa delle cavità naso-frontali una flogosi più o meno accentuata, con scolo muco-purulento o emorragico. Possono insorgere sintomi nervosi legati alla penetrazione delle larve nella scatola cranica.
L’agente causale dell’estriasi appartiene alla famiglia delle Oestridae ed alla sottofamiglia delle Oestrinae, di cui, Oestrus ovis è, indubbiamente, la specie più importante. Gli adulti di O. ovis sono lunghi dai 10 ai 12 mm ed il corpo è ricoperto di corti peli. La femmina, larvipara, nelle ore calde

Le larve nel condotto nasale

della tarda primavera, depone le larve schizzandole,  durante il volo,  sul muso negli occhi e sulle narici degli animali, mercé un peculiare organo:l’ovodepositore. Le larve, strisciando sulla cute, raggiungono le cavità nasali per portarsi nei seni frontali ed etmoidali ove si annidano e vi soggiornano per alcuni mesi. Raggiunta la maturità le larve, la cui lunghezza, secondo lo stadio di sviluppo, varia da 1 a 30 mm, vengono espulse all’esterno frammiste a secrezioni, ed affondando nel terreno o nel letame, divengono pupe in 24 ore, per svilupparsi, di poi ed in circa un mese, in insetto adulto. Questi ultimi hanno vita breve, non superiore alle due settimane; tuttavia, possono avviare anche due cicli riproduttivi.

 

Tratto da:  http://www.ordiniveterinaripiemonte.it

Queste affezioni parassitarie sono responsabili di gravi problemi sanitari e di ingenti perdite economiche nel settore zootecnico; il diverso potenziale patogeno che esse sono capaci di esprimere, è in relazione alla sede ed alla biologia del parassita. Nell’ipodermosi dei bovini, ad esempio, l’azione traumatica cagionata dalle larve a carico della cute, si traduce, poi, nell’industria della concia delle pelli, in scarti anche notevoli. Altre forme miasigene, invece, perché localizzate nelle vie respiratorie (estrosi) o digerenti (gasterofilosi), interferiscono con le funzioni degli organi interessati deprimendo così, lo sviluppo ponderale e le produzioni. Per alcune miasi, infine, come l’ipodermosi, è stata dimostrata l’azione immunosoppressiva delle larve. Inoltre, sotto l’aspetto sociale

Ancora larve nell'ospite

incidono negativamente sullo sviluppo economico delle aree marginali a zootecnia povera ove, più che altrove, attecchiscono sull’uomo. Infine, le possibili forme di miasi esotiche che possono interessare i turisti di ritorno dalle aree equatoriali o subequatoriali dell’Africa o dell’America centro-meridionale, hanno reso tali malattie di interesse attuale. Gli agenti etiologici, appartengono a diverse famiglie di ditteri brachiceri, e sono in grado di colpire organi o tessuti diversi come la cute o il tessuto sottocutaneo, le cavità corporee o gli organi interni, sui quali, come parassiti obbligati o facoltativi, si nutrono di secreti o di tessuti necrosati o viventi. Le larve di ditteri miasigeni obbligati, mostrano un alto potenziale biologico che le rende capaci di superare ostacoli anatomici non indifferenti e la loro migrazione, semplice o complessa, è predeterminata e connessa sia all’evoluzione morfologica larvale, sia ai tessuti dell’ospite. Tuttavia, può accadere che le larve migrino in organi diversi da quelli abituali per il loro ciclo biologico, come ad esempio, è stato osservato nell’ipodermosi equina od umana, per la localizzazione aberrante delle larve in sede intracraniale, sottocutanea, od oculare. Si ritiene che le localizzazioni aberranti siano dovute al malfunzionamento del sistema sensoriale distribuito sul corpo delle larve, donde le difficoltà di percezione e di orientamento del parassita.

Tratto da: http://www.evsrl.it

 

Bibliografia e testi

Le miasi
Le malattie degli ovini
Le miasi 2
www.spvet.it
Forum Entomologi
La miasi nell’uomo
Wikipedia

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