Bipiede sì bipiede no. L’accessorio più controverso della caccia a palla

Pubblicato il 16 marzo 2011 in Articoli Enrico Già letto 10.537 volte

Nel nostro Paese la caccia a palla con la carabina si potrebbe suddividere in quattro specialità: la battuta al cinghiale, la caccia ai piccoli selvatici nocivi come corvidi e volpi, la caccia in alta montagna e quella di Selezione.

Queste pratiche venatorie si differenziano tra loro sia per tecnica sia per metodi di tiro, ma sono accomunate tutte da una costante: l’abbattimento, in ogni caso, è auspicabile che sia sempre netto e pulito. In battuta si spara a selvatici in movimento e a breve distanza a braccio libero, in montagna di solito si tira sempre con un buon appoggio, spesso offerto dallo zaino adagiato sopra una roccia, a lunga distanza ad animali fermi, mentre nella caccia di contenimento e Selezione il tiro può essere effettuato sia da un’altana sia da un appostamento a terra, dove l’appoggio è spesso precario o scomodo.

In alcune province italiane, anche se in forma piuttosto limitata, è possibile praticare la caccia di Selezione alla cerca e i pochi fortunati che hanno avuto il piacere di praticarla ben sanno che non è facile trovare velocemente un valido appoggio per la carabina proprio quando ci appare il capo assegnatoci dal piano d’abbattimento. Quindi, per cercare di cogliere al meglio l’attimo fuggente, ognuno improvvisa come meglio può. Nel corso degli anni ho visto dei colleghi cacciatori portarsi dietro di tutto: treppiedi per la cinepresa, rest artigianali usati per la taratura delle carabine, le classiche tre canne “africane” legate con un elastico e persino uno zaino da sessanta litri imbottito di stracci.

A pochi è venuta l’idea di utilizzare un piccolo accessorio costruito proprio per questo scopo, che molte armi militari hanno già adottato con successo da anni: il bipiede. Criticato dai puristi, ma osannato ed apprezzato dagli eserciti e dalle forze di polizia di tutto il mondo, il bipiede viene sempre più spesso montato anche sulle carabine destinate all’impiego venatorio, ma nonostante le sue ottime caratteristiche, ancora a non tutti piace. Non possiamo negare che è un accessorio pratico, leggero e compatto, relativamente economico, di facile montaggio e che può fornire all’arma una stabilità difficilmente raggiungibile con altri tipi di appoggi.

Purtroppo c’è chi invece lo vede come il peggior nemico alla “etica venatoria”, chissà perché. Il bipiede, se usato correttamente, permette di spremere al trinomio arma – ottica – munizione delle prestazioni difficilmente raggiungibili con altri tipi di appoggi e di garantire abbattimenti netti e puliti fino alle massime distanze di tiro. Oggigiorno per esercitare la caccia a palla è necessario avere armi molto precise, vuoi per la diffidenza dei selvatici che per la necessità di abbattere proprio il capo giusto. In teoria, la maggior parte delle carabine tuttora in produzione sono tutte in grado d’ingaggiare con successo bersagli a lunga distanza, ma credetemi, nella pratica è tutto un altro paio di maniche, specialmente se a tirare è un cacciatore medio che in poligono “brucia” meno di cento colpi l’anno. Per sparare bene, almeno fino alla soglia dei fatidici duecentocinquanta metri (distanza che, per un sicuro abbattimento non dovrebbe mai essere superata), occorre curare fondamentalmente tre fattori: la precisione dell’arma, l’esatta stima della distanza e l’appoggio.

Diamo per scontato che la nostra carabina spara bene e che è perfettamente tarata, con l’avvento dei nuovi telemetri laser conoscere la distanza voluta non è più un problema, cos’altro ci rimane da curare? L’appoggio. Personalmente, dopo aver superato le trenta licenze e dopo aver tirato diverse migliaia di colpi di carabina, tutte le volte che vedo un capriolo uscire dal bosco al crepuscolo mi emoziono ancora come un novellino. E l’emozione, si sa, altera il sistema nervoso, la respirazione e nelle persone più emotive fa tremare anche le mani. Questi sono tutti fattori negativi che, anche non volendo, noi trasmettiamo all’arma al momento dello sparo. Lo sapevate che un buon bipiede è in grado di eliminarli quasi del tutto? Attualmente sul nostro mercato sono reperibili diverse marche di bipiedi. Sono tutti ottimi prodotti con delle caratteristiche particolarmente interessanti ed io, che ho avuto modo di provare diversi modelli sul “campo”, oltre a valutarne pregi e difetti, mi sono accorto di esserne rimasto favorevolmente impressionato.

Sono disponibili diversi adattatori che consentono il montaggio del bipiede su qualsiasi tipo di arma sia corta sia lunga, da caccia e sportiva, compresi tutti i fucili d’assalto e i loro derivati. Su quasi tutti i modelli in commercio il montaggio viene eseguito in pochissimi minuti, usando nella maggior parte dei casi i comuni attacchi delle magliette porta cinghia a sgancio rapido. A differenza di tutti gli altri tipi di appoggi inimmaginabili, il bipiede è indubbiamente il più pratico, il più preciso e il più stabile. Ha peso e dimensioni talmente contenuti che può essere tranquillamente lasciato sempre montato sull’arma. Non compromette molto né il peso né l’ingombro e quindi neanche la maneggevolezza della carabina, anche durante il trasporto.

Esistono modelli corti, medi, lunghi ed extra lunghi che permettono addirittura di sparare stando in piedi e tutti sono stati progettati per essere trasportati comodamente ripiegati paralleli all’arma. Il bloccaggio delle aste nelle posizione volute avviene mediante degli agganci a scatto con denti di ritegno, oppure agendo su delle ghiere di bloccaggio a frizione. I limiti di utilizzo del bipiede tattico sono condizionati dalla configurazione del terreno dove vorremmo o dovremmo utilizzarlo, perché per quanto sia un accessorio versatile, è evidente che in fase di appostamento dovremo scegliere una zona pianeggiante o, meglio ancora, leggermente rialzata rispetto al nostro angolo di tiro. Inoltre, se intendiamo sparare sdraiati, sarà necessario verificare che non ci siano ostacoli sulla traiettoria della palla, perché l’ottica a medio o forte ingrandimento non rileva gli ostacoli a breve distanza e potrebbe capitarci di colpire involontariamente un arbusto o un piccolo rilievo del terreno che non abbiamo visto, ma che si trovava a pochi metri dalla volata della nostra arma. Io non biasimo i miei amici (e non sono pochi) chi si ostinano a ritenere ancora il bipiede come un accessorio demoniaco che mal si abbina al magico mondo ed al fascino della caccia a palla, ma detto tra noi, mi fanno alquanto pena! In particolare quando li vedo portarsi sempre dietro uno zainone imbottito di stracci e gommapiuma (come fa Snoopy con la sua coperta!) per appoggiarlo sul cofano di un fuoristrada in terra da qualche parte. Ammetto i cacciatori di camosci, che prima di eseguire il tiro hanno tutto il tempo necessario per prepararsi un appoggio “eticamente corretto”, ma paragonare lo zaino con un bipiede è veramente fuoriluogo.

Così a chi proprio si ostina a non usare il bipede, si oppone chi invece non ne può più fare a meno, come il sottoscritto, che è riuscito a montarlo anche sulle carabine semiautomatiche e sui kipplauf! Concludo ricordando che il bipede, indipendentemente dai gusti e dalle opinioni personali, è indubbiamente un accessorio molto utile con grandi potenzialità, ma capisco che come tutte le novità, necessita di un minimo di pratica per essere adoperato correttamente. Voi date retta a me, provatelo e poi sono sicuro che mi ringrazierete, perchè una volta montatone uno buono sulla vostra arma, sono convinto che le vostre capacità come tiratori miglioreranno notevolmente.

Marco Benecchi

Tratto da: Bighunter

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