Cervi in Vojvodina con Aurora Caccia

Pubblicato il 12 Maggio 2011 in Racconti Enrico Già letto 3.735 volte

Era da più di trenta anni, precisamente da quando sfogliando il Gun Digest, mitica rassegna annuale di armi e caccia americana, vi avevo letto e riletto un magnifico resoconto di caccia al Cervo nella foresta di Morovic, allora in Jugoslavia, ora nella Repubblica di Serbia, che coltivavo il desiderio di vivere personalmente  un’avventura come quella.

Vi sono in Europa posti mitici ove è stata scritta la storia della caccia d’autore al Cervo, i boschi austriaci frequentati dall’Imperatore Francesco Giuseppe, le foreste rumene battute dal Conte Palffy, per non parlare della foresta di Romingen in Pomerania o di quella di Gemenc in Ungheria fino alla magica foresta di Morovic.
Quante volte ho letto e riletto quel racconto e sognato di emulare l’autore di quell’articolo! Ogni volta che, provenendo in auto dalla Croazia diretto a Belgrado o Novi Sad, costeggiavo quel bosco incantato il mio desiderio di poterci cacciare si faceva sempre più forte.
Inutili e vane tutte le richieste a cacciatori locali o Agenzie venatorie di poterci cacciare. La risposta era sempre la solita: …i piani di abbattimento sono contingentati e assegnati quasi sempre alle solite persone… Praticamente niente da fare. Il sogno continua ma la speranza rimane.

Poi ho scoperto Apatin !!!!!!

Devo dire che in più di occasione ero stato sul punto di organizzarci un’uscita. Una prima volta anni fa, per un Cervo. Scoraggiato dai costi di abbattimento e di organizzazione, al tempo di un bel pò al di sopra della media, non se ne fece di nulla.

Sombor, Vojvodina, Maggio 2009

Siamo a caccia di Caprioli a Sombor, località della Vojvodina abbastanza vicina ad Apatin. Con uno dei compagni di caccia conosciuto in quell’occasione, abbiamo deciso di farci una scappata e ci siamo subito resi conto della bellezza di questa foresta, lambita per un lato dal Danubio, in quel punto larghissimo.
Vi è un’estrema abbondanza, direi quasi piantagioni, di giganteschi alberi di rovere, solcati da molte tagliate. Il sottobosco, intervallato da parecchie radure, è talora fitto, talora rado, habitat ineguagliabile per Cervi e Cinghiali. Oltre al Danubio grande abbondanza di acqua sotto forma di canali e piccoli laghetti e tantissime piante da ghianda, cibo prediletto dei Cinghiali. Durante il giro che abbiamo fatto con la macchina abbiamo prima intravisto, poi visto, poi incrociato diversi Cinghiali, cosa molto rara durante il giorno.
L’accompagnatore ci ha giurato che se vogliamo cacciare cinghiali in pirsch durante il giorno oltre al classico aspetto serale in altana, si fanno numeri da carniere. E’ bastato uno sguardo d’intesa col compagno di caccia conosciuto il giorno prima e abbiamo subito deciso. Sicuramente fissiamo per il prossimo mese di Ottobre. Piano di abbattimento da definire ma, una cosa è certa, veniamo lì. Troppo bello !

Apatin, Ottobre 2009

Eccoci finalmente qui! Io, Elvis, grande conoscitore della caccia agli ungulati secondo una consolidata tradizione di famiglia, e Rodolfo amico da anni e compagno di caccerelle toscane ai Cinghiali.
Affascinati proprio dall’abbandanza di Cinghiali decantataci, abbiamo inizialmente optato per quel tipo di caccia. Pirsch da fare carniere per Rodolfo, lo stesso per me ed Elvis con la differenza che se ci sono animale da trofeo o, meglio ancora di grande mole, “da farci le fotografie” come diciamo noi, va bene lo stesso. Come armi al seguito io ho un Mannlicher Schoenauer d’epoca in 30.06 tarato a 100 metri e Rodolfo un 270 W. Elvis è un caso a parte. A parte qualche uscita con l’ 8×68 Schuler, non si muove se non ha in spalla un ipertrofico Weatherby.
Fatta la conoscenza con gli accompagnatori, stiamo per partire per la caccia quando all’improvviso torno indietro e faccio mettere nel mio piano di abbattimento anche un Cervo da dieci punte.
Ricordo che quel racconto sulla foresta di Morovic cominciava con un Cervo in Ottobre. E’ tutto come ci era stato detto. Cinghiali a branchi, un po’ nello sporco, cosa che rende il tiro non proprio agevolissimo malgrado la distanza che non supera i 60 metri. Io ho un paio di occasioni di tiro pulito ma non sparo, perché di Cinghiali sui 50/60 Kg ne ho a volontà in Toscana. Animali sopra il quintale non ne ho visti, ma, soprattutto, ho in mente il Cervo! Per Elvis vale lo stesso. A Rodolfo gira la testa da quanti cinghiali vede e non si decide a sparare perché a questo punto vuole anche lui un esemplare importante.
Siamo alloggiati, in un albergo molto carino con una vista mozzafiato sul Danubio, nella città di Apatin, distante una ventina di chilometri.

La cucina è tipica serba e di ottimo livello. Le specialità sono a base di pesce di fiume. Chi vive in una città di mare  come il sottoscritto ed è abituato ai pesci di casa sua pescati e cucinati freschi, può storgere la bocca di fronte ad una zuppa di Carpa o un Luccioperca ma, credetemi, vuoi perché cerco sempre di ricambiare l’ospitalità di dove mi trovo non rifiutando ciò che mi viene offerto, vuoi per la curiosità, vi assicuro, ho trovato il pesce del Danubio, cucinato in vari modi, abbastanza gradevole anche per chi è abituato a quello di mare..

L’indomani si torna a caccia. Ci sposta piedi, camminando anche per lunghe distanza. I trasferimenti tra una zona e l’altra si effettuano in 4×4. Il terreno è pianeggiante e la fatica non si sente. Ad ogni buon conto ogni tanto ci fermiamo in una delle numerose altane sotto le quali sono stati fatti dei governi (così in Toscana chiamiamo zone di pastura artificiale ottenute ammassando granturco, mele, pane e foraggio in genere) e aspettiamo un po’. Mentre mi trovo in una di queste altane vedo, dopo una quantità industriale di cinghiali intorno ai 60/70 chili, una femmina interessante, peso stimato circa 130 Kg. Ho in mente il Cervo, voglio quello e non sparo. Tra me penso: prima il Cervo e poi ti sistemo! Il Cervo non tarda ad arrivare. Dopo un incontro con un balestrone ed uno con un vero Capital al quale mi guardo bene dal tirare, dopo essere scesi da un’altana ed aver percorso un paio di centinaia di metri, lo vediamo. Sta per attraversare una tagliata. Una rapida inquadratura sul binocolo, distanza 170 metri. Non ho nessun appoggio, non dovrei sparare ma tiro lo stesso. La H-Mantel da 180 grani del 30.06 lascia poche speranze di vita all’animale colpito a morte.

Al ritorno alla casa di caccia ci scambiamo impressioni e commenti. Elvis ha tirato a un paio di cinghiali senza peraltro trovare il grosso verro che cercava. Ci congediamo perché, per sopraggiunti impegni, deve tornare a casa. Stessa cosa per Rodolfo, il quale però nel frattempo …. si è innamorato del Cervo! Da quanti ne ha visti aveva deciso di abbatterne uno. Davanti ad un bel dodici punte aveva chiesto il permesso di tirare, ma l’inflessibile accompagnatore, dimostrando
assoluta serietà non lo autorizza, malgrado le assicurazioni e le insistenze, perché dice lui, il Cervo non era stato inserito nel protocollo di caccia.

Il giorno successivo si ricomincia. La pioggerellina del giorno prima è sparita lasciando il posto ad un vento abbastanza sostenuto. La cosa purtroppo si dimostrerà negativa per il sottoscritto, perché gli incontri con i cinghiali si fanno molto rari. Dopo la prima perplessità se ne capisce il motivo. Il forte vento ha fatto cadere a terra molte ghiande ed i Cinghiali non hanno dubbi. Ignorano le altane con i governi e seguono le fresche e succulente ghiande. Per me nessun incontro con la grossa femmina incontrata il giorno precedente.
Rodolfo, dopo aver inserito nel piano di abbattimento un Cervo maschio fino a 7 chili (da quest’anno anche in Vojvodina i trofei si misurano in chili e, salvo le medaglie, non più in punti CIC) ritorna ansioso alla sua caccia. Purtroppo solo incontri con due Capital. Il portafoglio è salvo, rimane un po’ di delusione ma, soprattutto la voglia di tornare.

Apatin, 20 – 24 Gennaio 2010

Eccoci di nuovo qui! La seconda parte del racconto sul Gun Digest era ambientata in Dicembre sulla neve. Anche noi abbiamo quindi aspettato un periodo in cui la neve fosse pressoché sicura. Anzi ad onor del vero una nevicata ininterrotta di quattro giorni proprio nel periodo del nostro soggiorno ha creato qualche problema alla circolazione ed allungato di un bel po’ i tempi di trasferimento dall’Aeroporto di Belgrado alla zona di caccia.
Questa volta con me e Rodolfo è venuto mio cugino Riccardo, cacciatore di lungo corso di penna, stanziale col cane e acquatici, il quale vuole cimentarsi per la prima volta nel tiro a palla e non vuol perdersi la magia di cacciare in una foresta innevata.
Stesso albergo della volta precedente, stessi piatti tipici di pesce del Danubio, che con la neve assume un aspetto irreale, con gli enormi barconi che fanno la spola con il Mar Nero e i numerosi branchi di anatre che sostano su qualche tratto ghiacciato.

Stessa tecnica di caccia della volta scorsa. Ci si sposta col 4×4 sulle piste ghiacciate con qualche brivido non derivante dalla temperatura, peraltro sopportabilissima, ma da qualche scivolone della UAZ con il carrello per il recupero degli animali attaccato. Si lascia la macchina e si va a piedi. Ogni tanto sostiamo per un po’ su una altana. L’atmosfera incantata attutisce tutti i rumori, l’incedere è un po’ più faticoso ma il tutto è bellissimo.
L’incontro con gli animali non tarda. I cinghiali sono sempre numerosi ed in branco, e dei Cervi seguiamo, non lontano dalle rimesse, le tracce fresche del loro transito.

Già la sera del primo giorno di caccia ho l’incontro con il mio Cervo. Sono con Branevic, detto Brane, il mio accompagnatore, su di un’altana alla fine della caccia pomeridiana. Abbiamo già visto qualche Cinghiale e ben due Sciacalli dorati, animale fino a qualche anno fa presente prevalentemente in Bulgaria ma che sempre più sta colonizzando i Balcani. E’ abbastanza diffuso ora anche in Serbia, ve no sono abbastanza anche in Croazia e sta dando preoccupazione anche ai cacciatori in Ungheria.
Ha l’aspetto di una volpe, un po’ più grande e colle zampe più alte ed il caratteristico colore giallastro. E’ un disastro per la selvaggina, specie per i Caprioli, che attacca mordendo loro i garretti.

Cala la sera ed il Cervo non tarda a farsi vedere.
In verità esce dal bosco un branchetto di cinque elementi. Brane non impiega molto ad indicarmi quello da abbattere ed io non impiego molto a mettermi in posizione per il tiro. Il tiro è facile. la distanza è sui 100 metri e la visibilità sufficiente, amplificata da quella meraviglia di ottica che è lo Swarovski Z6 montato sulla mia carabina Blaser.
Allo sparo l’animale allunga di un centinaio di metri lasciandomi col fiato sospeso, ma poi cade. La Evo da 159 grani in 7×64, anche se non ha fulminato all’istante l’animale, ha fatto il suo dovere.

Si è fatta notte. L’accompagnatore mi lascia solo per andare a prendere il 4×4 con il rimorchio, lasciato a circa un chilometro. Resto solo ad aspettare. La neve sul terreno si è indurita e si sentono distintamente vicinissimi i Cinghiali che si muovono. Di due, molto grossi, si vedono molto bene le silhouettes nell’oscurità. Non fosse stato per la paura di abbattere una femmina, la caccia alla quale qui in Vojvodina a Gennaio è chiusa, sarebbe stato quasi da tirargli!

Ritornati alla base ritrovo Riccardo raggiante e Rodolfo scuro in viso. Riccardo per la prima volta a provato l’esperienza del tiro a palla. Rodolfo ha avuto l’incontro con il suo Cervo ma, forse per l’emozione della prima volta o forse per la scelta non azzeccatissima dell’arma, un 30.06, ma Express a canne sovrapposte, ha solo ferito l’animale, che, dopo aver visibilmente accusato il colpo se n’è andato. Inutili a buio le ricerche.
Per Riccardo la musica è diversa.

Il giorno dopo si ricomincia. Riccardo va in giro a tirare a dei cinghialotti, Rodolfo sulle tracce del Cervo ferito il giorno prima ed io a cercare qualche Cinghiale o Sciacallo. Rodolfo non è fortunato. Solo dopo un paio di mesi verrà ritrovato l’animale ferito.

Il sottoscritto di Cinghiali ne vede tanti.

Di ogni tipo, sesso e classe di età. Mi decido poco prima che faccia buio del tutto a tirare ad un maschietto di una cinquantina di chili.
Fine degli abbattimenti. A parte Rodolfo che in ogni caso ha il suo trofeo, consegnatogli in Italia, appeso nel suo studio, successo assoluto. La foresta di Apatin oltre che rivelarsi incantata e bella oltre ogni aspettativa è stata generosa. Il miraggio di Morovic è svanito.
Ritornato a casa ho di riletto quel racconto sul Gun Digest di tanti anni fa. Sono riuscito a riveverlo, in meglio, di persona. Facendo il parallelo con la nostra avventura, una piccola differenza. Per il recupero dei Cervi abbattuti nel racconto si servivano di un carro trainato da un cavallo, mentre noi abbiamo fatto ricorso ad una UAZ con carrello di traino.

Virgilio C.
Contatta l’autore

Per contattare l’agenzia con la quale l’autore ha cacciato:

Agenzia Venatoria  Auroracaccia (D.o.o.)

Montino Giovanni: +39/338/276- 9384, +381/63/1140-051

Fax:021/649-70-50 .  Borislava Pekica 4 ,  Veternik  -RS-

Maticni broj:20305703, PIB:105085536

E-mail: ag.auroracaccia@gmail.com

Site: www.auroracaccia.com

 

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