La foto di rito

Pubblicato il 25 Luglio 2011 in Articoli Enrico Già letto 922 volte

Per noi cacciatori i ricordi e le scene più belle sono quelle che rimarranno stampate per sempre dentro al cuore. Ci sono pensieri ed emozioni, alla fine di una bella giornata, che difficilmente riusciremo a trasmettere agli altri con un’immagine statica nella quale posiamo accanto al selvatico abbattuto.
E’ comunque bello per molti di noi, conservare in un album o in un cassetto, questi piccoli tasselli di storia, così da poterli, all’occorrenza riassaporare o mostrare agli amici.

Quando alla sera si prepara per bene l’attrezzatura ci si concentra al massimo sull’abbigliamento adeguato, sul fucile e sulle munizioni. Chi pratica la caccia con il cane, aggiunge una necessaria attenzione a guinzagli, collari, ciotole e campanelli, mentre chi va a capanno deve pensare ai richiami… e così via.
Una volta organizzato il tutto, presto le speranze corrono sui posti migliori dove andare l’indomani in cerca della selvaggina, il resto della storia, per la maggior parte di noi è l’ennesima insonne!
In questi gesti, che per molti cacciatori rappresentano, da sempre, un vero e proprio rituale, ben poco spazio è ancora a disposizione per l’attrezzatura fotografica.
Cacciare, infatti, richiede un comportamento attento, grande concentrazione sull’uso dell’arma e sui movimenti degli animali. Anche un appassionato fotografo, faticherebbe in queste circostanze a trovare tempo e spazio per inquadrature fantasiose.
A ciò dobbiamo aggiungere, che nella maggior parte dei casi, il peso degli equipaggiamenti da caccia è già consistente, così ben presto decideremo di lasciare a casa ingombranti astucci con reflex e videocamere varie.
Difficilmente qualcuno ci seguirà all’alba con il buio e il freddo, per dedicarci un favoloso reportage…e, come spesso accade, a fronte di innumerevoli giornate trascorse fuori, resteranno da parte poche ed a volte banali fotografie.
La tecnologia digitale, tuttavia, oggi ci sta davvero venendo incontro: se prima con i rullini, era un terno al lotto avere a disposizione ancora un po’ di pellicola ed azzeccarci con esposizione e messa fuoco, adesso con le piccole e leggere fotocamere tascabili (e addirittura con i telefonini), è diventato molto più semplice e anche poco dispendioso, ottenere ottime immagini, con colori brillanti e grande nitidezza.
Innanzitutto, gli strumenti attuali, hanno maggiore autonomia, sia in termini di batterie che di capacità di registrare centinaia e centinaia di pose, inoltre, consentono di vedere immediatamente, tramite il display, il risultato e, quindi, se abbiamo commesso qualche piccolo errore.
Detto ciò, sussiste ancora un piccolo problema che le fotocamere digitali di ultima generazione non hanno ancora risolto: “Come e dove lo mettiamo questo capriolo per una bella foto ricordo!?”
Su alcune riviste e certi siti, siamo abituati a vedere un po’ di tutto, purtroppo anche ammassi di pennuti al limite della decenza! Cosa distingue un’immagine fredda ed insignificante (salvo che per chi l’ha scattata!) da una fotografia ben realizzata, che possa essere apprezzata anche da chi non era presente sulla scena, e magari pure da un non-cacciatore!?
Come prima regola, parlo secondo la mia esperienza senza voler necessariamente dettare un decalogo “del bravo cacciatore”, dobbiamo evitare sia l’inquadratura con il solo animale morto, che la tipica zoomata sul muso privo di vita dello stesso. Almeno che il cranio non presenti qualche particolarità che desti interesse (ad esempio una stanga anomala o una colorazione particolare), è sempre più piacevole, per chi osserva, una scena un pochettino più larga che lasci intravedere l’ambiente circostante nel quale si è svolta l’azione.
E’ importante infatti poter riconoscere i posti e ricordare con certezza ad esempio, il clima di quel giorno, l’arma utilizzata e chi erano i nostri compagni di avventura, a due o quattro zampe che fossero. Bruttino lo scatto dall’alto con il solo capo abbattuto al suolo ed il fucile appoggiato sopra. Cerchiamo ove possibile, anche con l’uso dell’autoscatto di apparire nella foto, proprio per una maggiore completezza e personalizzazione della scena.
Senza preoccuparci troppo se gli sloveni appoggino la salma sul fianco sinistro o destro, o che rituali facciano gli ungheresi con i loro ospiti, è buona norma comporre l’animale in una posa il più possibile distesa e naturale. Meglio, quindi eliminare tracce di sangue e posizionare i doverosi rametti in bocca e sulle ferite. Non facciamo apparire i selvatici come se fossero stati trucidati… con lingue a penzoloni o a pancia all’aria e panorama diretto nel costato!

Immagine impresentabile!

Federico e una piacevole foto di caccia

E’ importante anche il livello a cui ci poniamo, quindi cerchiamo di stare all’incirca sulla linea del suolo o di posizionare l’animale più avanti dei cacciatori, meglio se su un rialzo, che ne evidenzi l’eventuale trofeo e comunque lo renda protagonista.
Il cacciatore si deve porre all’altezza della sua preda e non dominarla con sarcasmo o aria di sbeffeggio: non teniamo quindi il selvatico per il collo o ancora peggio per l’orecchio! Guai al piede sopra tipo Tex Willer, nemmeno il più aggressivo dei cinghiali merita la nostra suola sulla groppa!
Anche l’esposizione della fotografia ha la sua importanza, il sole radente è sempre da preferire, attenzione però ai controluce e a che le facce risultino ben visibili. Anche se ci troviamo in un bosco, in un canalone all’ombra o sotto una copiosa nevicata nessun problema, quello sarà il nostro ricordo della giornata e quello dobbiamo immortalare, evitiamo però di illuminare a giorno la scena con l’uso spropositato del flash.
Da ultimo, è sempre consigliabile scattare la foto di rito sul posto effettivo del recupero, prima dell’eviscerazione e del trasporto, operazioni che, per quanto fatte con cura, inevitabilmente danneggiano il pelo e le sembianze degli animali.
Attenzione anche agli sfondi: la caccia si svolge in ambienti naturali, non inquadriamo involontariamente, tralicci, strade e macchine parcheggiate!
Perché fotografare il tanto desiderato capriolo dell’apertura già caricato nel baule della jeep o, ancora peggio, buttato sulle piastrelle insanguinate del garage? Poche ore prima potevamo concederci un favoloso scatto sul bel prato fiorito!
Un’altra pagina vuota per l’album dei ricordi? Intanto gli anni passano…
Un famoso spot diceva qualche tempo fa: “Una foto non scattata è un ricordo che non c’è!”. Concordo

Stefano Franceschetti

Tratto da: LaCaccia.net

GD Star Rating
loading...
GD Star Rating
loading...