L’età del rame: via il piombo dai nostri proiettili?

Pubblicato il 12 settembre 2011 in Articoli, Cacciare a Palla, News Enrico Già letto 7.946 volte

Se scriviamo avvelenamento da piombo, chi legge penserà a miriadi di pallini, destinati agli uccelli acquatici, che si riversano in una singola palude. No certo all’unica palla che usiamo per insidiare gli ungulati. Invece pare che il problema coinvolga anche noi. La soluzione potrebbe stare nelle moderne palle monolitiche … quasi sempre composte da un unico blocco di rame.

Che il piombo sia altamente tossico è fuori discussione. E quando si parla dei suoi effetti deleteri sull’ambiente e sugli animali selvatici il pensiero va prima di tutto all’avifauna acquatica nelle zone umide. Un contesto nel quale l’inquinamento da piombo, provocato dai pallini tradizionali, è stato analizzato nel dettaglio da numerose ricerche europee e nordamericane. E’ dimostrato che da 4 a 10 pallini di piombo, casualmente inghiottiti, sono sufficienti a provocare ineluttabilmente la morte di uccelli di grandi dimensioni come i cigni reali o le oche, in un tempo che va da 36 a 72 giorni. Bastano molti meno pallini per avvelenare mortalmente anatre e limicoli. E non si tratta di eventi rari:negli USA, prima dell’introduzione di specifiche misure di tutela, si stima che ogni anno morissero da 1,5 a 3 milioni di uccelli acquatici ! Valori simili, compresi tra il 2-3% (con punte locali del 5%) di perdite sull’intera popolazione, sono stati calcolati dal Dipartimento dell’Ambiente inglese. I provvedimenti internazionali a riguardo(accordo dell’Aja del 1996) e la loro sporadica applicazione in Italia metterebbero qualche riflessione, che però esula da questo scritto e, per la verità, persino dagli argomenti della testata.

Che cosa c’entriamo noi cacciatori a palla? In effetti, questo problema sembrava non interessare direttamente noi cacciatori di ungulati. La nostra unica chirurgica palla deve e può “far male” solo all’animale, accuratamente scelto,che è destinato a riceverla. Purtroppo uno studio, quasi decennale, sviluppato sulle Alpi svizzere, tedesche e austriache smentisce tale convinzione. Per semplificare, diremo che l’indagine è partita dal ritrovamento di diversi soggetti di aquila reale morti o moribondi per intossicazione da piombo. La notevole distanza da zone umide (dove per altro i pallini di piombo erano già banditi) escludeva la responsabilità di residui da munizione spezzata e fu presto evidente che il piombo proveniva da tessuti di ungulati ingeriti dai rapaci ( Kenntner et al. 2007; Frey 2006; Knollseisen & Grebmann Kenntner et al. 2001). E’ noto che le aquile, soprattutto nei duri mesi invernali, non disdegnano le carcasse e i resti di animali morti che, anzi, rappresentano una quota importante dell’apparato nutritivo. I ricercatori appurarono, infatti, che le aquile si cibavano con frequenza delle interiora, soprattutto di camoscio, lasciate sul terreno dai cacciatori dopo l’abbattimento e l’eviscerazione della preda. E’ altrettanto noto che i proiettili per le nostre armi rigate da caccia hanno quasi sempre un nucleo in piombo e che tendono a deformarsi e frammentare. In Austria (Hecht 2000) si sono presi la briga di quantificare anche questo fenomeno, esaminando un campione di 520 capriolo,400 cervi, 160 cinghiali e 32 daini abbattuti. Il risultato è che, con i munizionamenti più comuni, tra il 24,3% e il 40 % della massa del proiettile, in gran parte piombo, si disperde nella carcassa. Con queste osservazioni il cerchio è chiuso: il piombo, che già a piccole dosi è letale, finisce anche nelle viscere dell’ungulato abbattuto, le aquile ( o gli altri uccelli altrettanto interessanti) lo ingeriscono e, letteralmente ci lasciano le penne. Studi analoghi, sviluppati in nord America, hanno portato ad analoghi risultati. Per evitare questi problemi sono stati ipotizzati tre soluzioni efficaci. Le prime due riguardano le interiora residuate dall’evisceramento, che sarà fondamentale non lasciare sul terreno a disposizione degli altri animali. O le si conferisce a uno specifico luogo di smaltimento ( per esempio, se c’è, il locale centro di controllo) o le si sotterra sul posto. E pensare che le ho sempre lasciate lì, nella candida convinzione di reinserire tutto nel ciclo energetico di “madre natura”! La terrza soluzione, forse la più facilmente percorribile, consiste nel non sparare più proiettili che contengano piombo: cioè quasi tutti quelli attualmente conosciuti e usati dai cacciatori.

La soluzione monolitica. Di proiettili per arma rigata senza piombo ne esistono molti, sono prodotti e commercializzati ormai da tutte le case più note e sono perlopiù monolitici. Si definiscono proiettili monolitici quelli che, invece che essere composti da un nucleo di piombo rivestito da una camicia tura più o meno complessa, sono formati da un singolo pezzo del medesimo materiale, quasi sempre rame. L’utilizzo di palle monolitiche nel munizionamento da caccia non è una novità e non si è sviluppato per rispondere ad esigenze di carattere ambientale, ma più prosaicamente per ottenere migliori effetti terminali in determinate situazioni di caccia. Il problema si presentò, svariati decenni fa, nelle cacce africane ad animali dalla pelle molto coriacea ed ossature spesse(uno per tutti l’elefante) che il proiettile doveva poter penetrare agevolmente, senza frammentarsi troppo, per poter poi cedere tutta la sua energia creando il massimo effetto terminale … e fermando in fretta animali che possono rivelarsi decisamente pericolosi. I vecchi proiettili blindati, cioè con il nucleo di piombo ricoperto da una camicia tura particolarmente spessa, non sempre rispondevano alle aspettative, soprattutto se movimentati da polveri senza fumo, con velocità nettamente più elevate che in passato. Una soluzione a questo problema fu escogitata nella creazione di palle, per l’appunto, monolitiche. Infatti, una palla composta da un unico compatto blocco di metallo può garantire una maggior penetrazione, assenza di frammentazione o quasi e quindi, conservando pressoché tutta la sua massa, maggior efficacia lesiva. Le più note ogive di questa famiglia sono nate in casa Barnes e A-Square. Più recentemente, le palle blindate di nuova generazione, con camicia ture in acciaio dolce e nucleo in piombo o tungsteno, sembrano offrire performance ancora migliori delle monolitiche, ma questa e un’altra storia.

Addio al piombo ? Pensando da una parte agli effetti sull’ambiente e dall’altra agli sviluppi tecnologici dei proiettili da caccia, si può ipotizzare che in futuro useremo sempre meno proiettili contenenti piombo. Negli USA, più precisamente in California, qualche farmer illuminato ha già reso obbligatorio l’uso di proiettili lead-free nella propria azienda venatoria. E’ il caso del famoso Tejon Ranch, che si è attivato per tutelare la locale popolazione di condor californiano (Gymnogyps californianus), una specie a rischio di estinzione. La scelta ci dicono abbia giovato anche all’immagine dei promotori. In Europa la questione è sul tavolo di diverse istituzioni localmente competenti in materia di gestione faunistica. E anche sul versante Italiano delle alpi pare che da qualche amministrazione stia considerando un passaggio graduale alle munizioni senza piombo. Sospetto quindi che ne riparliamo. Dal mio personale punto di vista penso che a noi cacciatori potrebbero porsi due problemi concreti: lo smaltimento delle munizioni già in casa (o già in armeria … ) e il prezzo, attualmente elevato, delle palle monolitiche. Due problemi che, sul medio termine, non sembrerebbero insuperabili. In quanto a precisione ed efficacia (gli aspetti davvero interessanti per noi), sembra che i proiettili monolitici diano le più ampie garanzie. Li potremmo adottare senza eccessive remore, pensando anche ai gipeti e alle aquile: ogni volta che ne osservo una contro il cielo azzurro la mia giornata di caccia si riempie di un’emozione in più.

Ettore Zanon

Estratto dal mensile  “CACCIARE A PALLA” anno 5 – numero 4 – aprile 2008   C.A.F.F. editrice

Tratto da: Chimera Bullets

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