Piombo nella selvaggina: inquietante verità o “bufala” insostenibile ?

Pubblicato il 14 Settembre 2011 in Articoli, News Enrico Già letto 1.772 volte

Occupiamoci di un argomento interessante quanto scomodo: la carne dei cinghiali che abbattiamo è pericolosa da mangiare a causa dei residui di piombo? A vedere cosa si trova in internet parrebbe di si, ma la realtà quotidiana ci dice il contrario. Ecco come si crea allarmismo ingiustificato per delegittimare la caccia.

Sono note a tutti le proprietà salutari della carne di selvaggina: anzitutto è ricca di proteine ed inoltre è molto magra. La ragione è semplice, gli animali selvatici si muovono molto e consumano i grassi: per questo il cinghiale è più magro del maiale, la lepre del coniglio… La carne di selvaggina, a seconda della specie presa in esame, ha un contenuto  di grassi che varia da 2% al 5%, mentre i salumi, la carne di manzo, le uova ed i formaggi si aggirano dal 30% al 40%; alcuni formaggi , come ad esempio il camembert francese, arrivano addirittura al 50% di materia grassa. Solo questi dati dovrebbero confermarci la bontà della carne di selvaggina, utile anche a combattere le anemie grazie all’elevato apporto di ferro.  Tutti noi mangiamo selvaggina e finora, questo è ciò che mi risulta, non abbiamo mai registrato alcun caso di avvelenamento da piombo. Tutto quindi ci fa che non esistano pericoli di sorta nel nutrirsi della carne degli animali uccisi a caccia, tuttavia, secondo alcuni recenti contributi scientifici, sembra che in realtà sia ben diversa. La domanda che sorge spontanea è: i dati sono stati interpretati in maniera corretta o sono stati esagerati per motivazioni ideologiche? In altre parole: si vuole mettere in discussione il valore nutritivo della carne di selvaggina con lo scopo di delegittimare la caccia? Noi crediamo di si. Ma intanto vediamo le tesi degli allarmismi ad oltranza. Uno studio della University  of  Colorado ha dimostrato che anche l’esposizione a piccole quantità di piombo – inferiori a 25 microgrammi per decilitro – può  provocare ipertensione , indebolendo della funzionalità renale, declino delle capacità cognitive e problemi all’apparato riproduttore. Secondo lo studio dell’Università del Colorado, il pericolo aumenta se si parla di bambini o addirittura feti. Il loro sistema nervoso è ancora in fase di costruzione ed è quindi particolarmente sensibile agli effetti nocivi del piombo che possano provocare danni alla crescita e allo sviluppo neuro cognitivo già a concentrazioni inferiori a 10 milligrammi per decilitro. In questo caso non è stato neanche possibile identificare una soglia minima al di sotto della quale possa essere escluso  qualsiasi rischio. Lo studio epidemiologico e la valutazione del rischio conseguente hanno indicato che il consumo regolare di selvaggina abbattuta con un fucile e munizione al piombo può causare degli aumenti anche sostanziali dei livelli di piombo nel sangue  in particolare nei bambini. Resta da vedere come siano stati ottenuti questi risultati, poiché è ovvio che per ottenerli non si sia provveduto all’alimentazione forzata di esseri umani adulti  ed in tenera età con carne contaminata da piombo. In altre parole: tanta teoria e nessuna pratica. Un altro studio che ci sembra più attendibile ed interessante della Washington State University  ha verificato la presenza di piombo nelle carni di cervo coda bianca americano abbattuti con carabine e munizioni tradizionali di piombo rivestite in rame, normalmente utilizzate per questo tipo di caccia. In questo caso i parametri di studio sembrano essere corretti. Trenta carcasse eviscerate di cervo sono state radiografate per individuare la presenza di frammenti di piombo. Tutte hanno evidenziato la presenza di frammenti di metallo e una notevole dispersione di questi frammenti . Le carcasse sono quindi state portate a differenti macellatori e la carne confezionata è stata sottoposta a una fluoroscopia che ha rilevato la presenza anche nel prodotto pronto per il consumo di frammenti nell’ 80% delle confezioni (24 cervi su 30). Il 32% dei duecentoquattro pacchetti di carne conteneva almeno un frammento e frammenti identificati come piombo dall’ ICP erano presento nel 93% di ventisette campioni. L’analisi degli isotopi ha permesso di confermare che il piombo individuato apparteneva a quello contenuto nella munizione utilizzata e non era già presente nel corpo dell’animale abbattuto. E’ dunque evidente che, se nei cervi americani uccisi con la carabina si è trovato un elevato tasso di piombo proveniente dalla munizione impiegata, lo stesso si dovrebbe trovare anche nei cinghiali che abbattiamo durante le nostrane battute di caccia. Armi e munizioni impiegate, infatti, sono  sostanzialmente le stesse. Ma la ricerca statunitense è andata oltre: il passo successivo è stato quello di alimentare dei maiali con questa carne per verificare la disponibilità biologica del piombo individuato, ovvero la sua capacità di passare all’interno dell’organismo che la ingerisce. Le concentrazioni medie di piombo nel sangue di questi maiali hanno raggiunto i 2,29 microgrammi per decilitro ( con un picco a 3,8 microgrammi per decilitro ) due giorni dopo l’assunzione della carne contaminata dal piombo. Un valore significativamente più elevato di quello di un gruppo di maiali di controllo che in media ha fatto registrare un valore di 0,63 microgrammi per decilitro. La conclusione degli scienziati è che esiste un rischio oggettivo per la salute legato all’assunzione di carne di selvaggina abbattuta con munizione al piombo. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che lo studio della University of Colorado che abbiamo citato all’inizio dell’inchiesta fissava il limite di pericolosità a 25 microgrammi per decilitro, quindi un valore enormemente più elevato di quello effettivamente riscontrato anche negli animali nutriti con carne piena di residui di piombo. La presenza significativa di residui di piombo nella carne di selvaggina è stata accertata anche da una ricerca svolta dalla Scuola di medicina della University of North Dakota che ha analizzato confezioni di carne di ungulato donate dall’associazione di cacciatori “Hunters For The Hungry”  (Cacciatori per gli affamati) a dei centri di assistenza sociale. Utilizzando sia la tomografia computerizzata ad alta risoluzione che la fluoroscopia a raggi X è stato possibile accertare una significativa presenza di residui di piombo. Vale la pena ricordare che gli studi qui citati si occupano di ungulati che sono stati abbattuti con carabine e pallottola di piombo rivestita in rame. Questa pallottola, entrando nel corpo dell’animale, può deformasi e quindi disperdere residui anche significativi, come è stato dimostrato. Ora ragioniamo su quanto appena letto: certo non sono notizie che ci fa piacere conoscere, ma la realtà è questa e far finta di nulla non sarebbe per niente utile, oltre che stupido. Tuttavia ci sorge un dubbio: questo allarmismo è giustificato o è un sistema subdolo per delegittimare uno dei pilastri della nostra passione? La carne della selvaggina secondo noi ha un elevato valore nutritivo e simbolico, logico che i nostri avversari tendano a demolire le nostre convinzioni. M a le inquietudini  non si fermano, anche perché nello stesso mondo venatorio ci sono voci allarmistiche: sul sito internet della ditta italiana Chimera Bullets ( www. Chimerabullets.com) – attenzione: Chimera Bullets produce palle in rame, quindi ha tutto l’interesse a dar credito a queste teorie. (N.d.A.) è riportato un articolo di Guenther Mittenzwei intitolato “Il destino delle palle da caccia in piombo” in cui si sostiene dati alla mano, che nella carne della selvaggina (nella fattispecie ungulati), ci sono rilevanti tracce di piombo. Ecco ciò che scrive: “ Un campione di 235 capi di selvaggina abbattuti a caccia sono stati sottoposti a esame radiologico al fine di rilevare la presenza di schegge metalliche radio opache. Con questo sofisticato esame di tipo strutturale effettuato su due piani, sia nella posizione supina che in quella laterale, è stato possibile evidenziare la miriade di piccolissime schegge  di piombo, derivanti dalla frammentazione della palla nell’impatto con il selvatico. Questi minuscoli proiettili secondari, penetrando in profondità, si discostano anche di molto dal tramite prodotto dal proiettile principale, andando a conficcarsi in parti muscolari che non saranno mai rimosse nella fase di preparazione della spoglia. Infatti, i cacciatori più scrupolosi tendono a rimuovere una ampia parte di carne tutto intorno ai fori di entrata e di uscita del proiettile, ma mai riusciranno a individuare le piccolissime e insidiose schegge finite chissà dove. Pertanto è ovvio intuire che l’uomo, molto probabilmente, ingerisce piombo. Le minuscole particelle, una volta ingerite, vengono aggredite dagli acidi presenti nello stomaco e, passando nel successivo tratto intestinale, vengono facilmente assorbite dall’organismo fino a penetrare nei veri organi. Per comprendere il livello di tossicità del piombo sono stati fatti dei test semplicissimi, come quello di impiantare una minuscola scheggia di questo metallo nel fegato di un animale morto lasciato appeso in una cella frigo per qualche giorno. Successivamente il fegato, sottoposto a una semplicissima analisi macroscopica, risulta interamente contaminato. Dopo queste prime indagini sorge spontaneo un forte dubbio: se un alimento naturale e sano, qual è la carne di selvaggina, possa essere danneggiata dall’inquinamento di piombo in una errata azione di caccia. Anche il dott. Herman Hecht, della Bundesanstalt fuer Fleischforschung (Istituto tedesco per la ricerca sulle carni di selvaggina), sta conducendo degli studi sulla contaminazione da piombo e le prime conclusioni ci dicono che tantissimi, piccoli frammenti della palla possono essere rinvenuti a una distanza di ben 30 cm dall’asse di penetrazione del proiettile. Per esempio, una normalissima palla da caccia tipo Teilmantel del peso di 9 grammi attraversando il corpo del selvatico può addirittura perdere il 40% del suo peso. Pensate, ben 3,6 grammi di metallo disperso tra i vari tessuti muscolari che noi poi andremo a cucinare e mangiare. Quindi le palle espansive, ad alta frammentazione, ritenute maggiormente micidiali e quindi più indicate per dispensare la morte al selvatico nel modo più rapido, oggi sono messe in discussione”. Le tesi di Mittenzwei possono essere condivisibili o meno, tuttavia è evidente che le munizioni che impieghiamo, per la maggior parte a pallottola in piombo rivestita da parziale blindatura in lega di rame, rilascino del materiale invisibile ad occhio nudo nella carne della selvaggina che poi ci mangiano e che sia necessario affrontare il problema, poiché l’involontario avvelenamento da piombo, sia pur non dimostrabile scientificamente, è una faccenda assai seria. Di questo argomento ne ho parlato a lungo con diversi amici e sono giunto ad una conclusione: sulla faccenda del piombo si è creato un allarmismo ingiustificato. Certo, il piombo è pericoloso, ma per subirne un reale avvelenamento occorrerebbe nutrirsi in maniera continuativa di selvaggina abbattuta con armi da fuoco e pulita con poca cura, cosa che non avviene. A chiusura riporto il commento all’articolo che ho ricevuto dal giornalista armiero ed armaiolo Gianluca Garolini, collaboratore della nostra rivista. Ecco quanto ci ha detto: “ Sul piombo, a fronte di questi allarmismi, c’è un periodo di duecento e più anni in cui nessuno che ha avuto contatti col piombo è mai morto,rimbecillito né diventato impotente. Se fosse così diabolica questa sostanza allora gli  idraulici i doccia e i tipografi  avrebbero manifestato sindromi da saturnismo di gravità elevatissima con mortalità e malattia conclamata, cosa mai accaduta se non in casi puntiformi che non danno seguito a questa teoria. Dalla parte degli anticaccia, le accuse proprio non tengono e necessitano di prove artefatte per avere una minima possibilità di essere credute dai più ingenui. I problemi sono tali e sono gravi in proporzione agli effetti che causano. Io vorrei sapere a livello nazionale, quali problemi veri, tangibili e provabili abbia causato il piombo fino ad oggi ? Informatevi su quante anatre morte di saturnismo sono state rinvenute ad oggi nelle zone umide italiane. Le anatre, aldilà della crociata anticaccia che si cela dietro questa corbelleria, a dispetto di voler vantare di essere state il primo campanello di allarme, non solo non sono mai calate numericamente,ma da alcuni decenni continuano bellamente a crescere numericamente ed a non mostrare mai animali morti anche nelle zone maggiormente frequentate. Le carcasse ritrovate ed analizzate, mostrano due casi abituali: recentissime ferite di caccia che portano alla morte per infezione o emorragia e botulismo. A tal proposito mi chiedo, ma mai possibile che se le anatre morte di botulismo vengono trovate regolarmente,quelle morte di saturnismo siano irreperibili e in numero ridicolo ? La storia dei cervidi non solo non è credibile, ma è tanto irrazionale far ridere, perché tutti nella vita, hanno mangiato selvaggina, piccola o grossa con piombo tra le carni, eppure io non conosco nessuno che ne sia stato intossicato e nessuno che abbia denunciato i sintomi di saturnismo apprezzabile; voi ne conoscete? Il piombo, per creare intossicazioni seria con il passaggio nel tratto digerente deve essere nella forma metile e/o tetrametile, se è in forma metallica semplice, il rilascio di ioni è insignificante se non metodico, ovvero quotidiano”. Insomma, tanto rumore per nulla . Come sempre avviene per delegittimare la caccia. In ogni caso al momento disponiamo della tecnologia per evitare la contaminazione da piombo: le palle monolitiche in lega di rame, che mantengono quasi intatta la loro massa pur espandendosi (non fanno dunque microframmenti invisibili ad occhio nudo) e sono totalmente prive di questo pericoloso elemento. Inoltre sono reperibili anche come componenti sciolte per la ricarica domestica.

(estratto da “ LA CACCIA AL CINGHIALE” rivista bimestrale anno XI – n°59 – gennaio – febbraio 2011)

Tratto da: Chimera Bullets

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