Verricello a motore
Domenica è prevista una bella battuta. Quest’anno ancora non riesco a tirare al mio cinghiale, e pertanto le sensazioni sono quelle dell’apertura con la speranza di vedere nel fitto, finalmente, quella sagoma nera che tanto ci fà emozionare.
Decidiamo di fare una zona vicina alla casa di caccia, che comunemente chiamamiamo “la montagna” visto che è il luogo più alto che abbiamo tra le splendide colline delle nostre zone vocate.
La mattina i tracciatori scovano parecchi branchi, che si rimettono in zona, ma il compito dell’individuazione non è facile visto che non piove da parecchio e le tracce non sono chiare in tutti i “passi”.
La “sciolta” avviene presto, perchè le poste stamattina sono puntuali. E i primi scagnolii sulle tracce e sul rumato fanno ben sperare. Purtroppo però non si trovano animali e nostri canai dopo aver setacciato tutto il territorio sottoposto a battuta, decidono di rientrare e richiamare i cani.
Il capocaccia decide di mettere battuta sull’altro versante della “montagna” e la scelta si rivelerà azzeccata! Appena sciolto, ai primi rovi, i cani iniziano a battere a fermo e le prime canizze echeggiano sulle ripide coste del monte.
Anche i primi colpi si fanno sentire, assieme alle prime padelle e ai primi capi abbattuti. Un grosso verro, sparato da Emiliano, scappa ferito e si porta via qualche cane. Purtroppo non riusciamo nel recupero.
Sono ormai le 16:00 e si decide di smettere, adesso il compito meno divertente: il recupero dei cinghiali abbattuti.
In alcuni casi il trasporto è comodo, l’animale è caduto sotto i colpi delle poste vicino alla strada imbrecciata e con la macchina si arriva proprio sulla spoglia. Ma le poste più proficue, normalmente sono quelle dentro i fossi e nelle scarpate dove ai nostri cari amici piace, di solito, passare.
Ed infatti uno dei verri più grandi, circa un centinaio di Kg, è morto colpito da un canaio in una tagliata al centro della battuta, all’interno di un roveto ai piedi di una scoscesa scogliera di montagna.
Riusciamo ad arrivare con la jeep, attraverso la sdrada fatta dal trattore per “smacchiare” la legna, nei pressi alti della tagliata, ma il resto deve essere fatto a mano e di corsa… perchè ormai calano le tenebre.
Per fortuna ho con me il verricello VA-459, prodotto dalla DVA di Schio ( VI ), che assieme ad una corda di circa 100mt ci permette in due di recuperare l’animale senza particolari difficoltà. Nel passato per un animale di quella dimensione ci sarebbero voluti 10 uomini e un’ora di tempo. Impressionante la forza con la quale l’animale è stato tirato, coadiuvato soltanto nella direzionalità del capo dell’animale.
I cinghialai della mia squadra, benedicono la DVA ad ogni giro del motore di questo meraviglioso attrezzo!
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