Scoiattoli, Caprioli E Cinghiali: Una Selezione Non Indiscriminata

Pubblicato il 4 Febbraio 2014 in Articoli, Contenimento Danni Enrico Già letto 1.104 volte

scoiattolo_grigioOra sono alla ribalta gli scoiattoli americani che proliferano nei parchi di Nervi spodestando gli italiani scoiattoli rossi. E gli animalisti saltano su all’idea dell’operazione trasferimento in altri parchi cittadini . Senza prevedere alcuna eliminazione. Chi frequenta i parchi di Nervi sa benissimo che questi animaletti grigiastri e semi addomesticati dal picchiettare delle noci, spuntano da ogni dove nel verde e sono davvero troppi.

Venti anni fa stessa storia per i caprioli che cominciavano ad “occupare” in assenza di predatori i boschi liguri, in particolare i savonesi. Lo stesso zoologo, che oggi sta partecipando all’operazione Cip Ciop, a quei tempi dalle colonne de Il Secolo XIX metteva in guardia sulla possibilità che gli ungulati diventassero dei veri e propri invasori: con il rischio che sviluppassero malattie, che diventassero insomma una presenza ingombrante delle nostre alture. E per lo stesso ecosistema. Apriti cielo, arrivò persino la conduttrice televisiva Licia Colò per una campagna di difesa dei bambi contro quei brutaloni liguri che vagheggiavano l’idea di una selezione. Animali che , come previsto dall’esperto, sono diventati poco dopo una moltitudine imbarazzante. Fino a che una legge del 1994 ha di fatto dato il via al prelievo venatorio dopo opportuno censimento.

E che dire del cinghiale per cui sembrava si evocassero le peggiori crudeltà quando si parlava di abbattimenti programmati? Oggi sono in atto, ma i cinghiali sono comunque una forza cui non ci si può opporre e bene lo sanno chi ha i giardini e gli orti devastati. Mi stupisce tutte le volte come gli esperti vengano scambiati per carnefici. Come se fosse una loro mission far fuori animali indifesi. Mentre l’obiettivo è evitare squilibri naturali.

Andrea Marsan, che è autore di un libro molto interessante dal titolo “Gli Ungulati in Liguria”, lavora da anni sperimentando una difesa del territorio dal cinghiale soprattutto nelle Cinque Terre, fa censimenti sulla fauna autoctona e ha messo in atto spostamenti di caprioli dalle terre savonesi alla Val d’Aveto proprio per alleggerire un territorio e ripopolarne un altro. Insomma un po’ lo stesso lavoro che sta facendo, insieme ad altri esperti, con gli scoiattoli americani. Interessante meditare su alcune sue riflessioni, non certo da Erode, in merito alla caccia e all’abbattimento degli animali in generale.

Dice: «Il periodo autunnale può rappresentare, in molte regioni italiane, un motivo di cruccio per molti cacciatori che vedono passare davanti a sé migliaia di storni che in Italia rappresentano tuttora una specie non cacciabile. Molti di loro associano l’idea della caccia alla prospettiva dei danni. E’ vero che gli storni producono danni alle coltivazioni olivicole tipiche della nostra regione, ma è difficile dimostrare che la caccia riduca in modo consistente gli storni e che, di conseguenza, si riducano i danni. Moltissimi cacciatori tendono a giustificare la loro passione con l’idea che l’attività venatoria sia permessa perché rappresenta un modo per ridurre alcuni animali che altrimenti sarebbero “troppi”. La realtà non è questa: la legge 157/92 permette la caccia purché non contrasti con l’esigenza di conservazione. Di danni non si parla se non per l’attività di controllo che dovrebbe essere effettuata, quando gli animali selvatici producono danni, da personale professionista coadiuvato da agricoltori ed altre persone. Anche la caccia al cinghiale, che sembra essere la panacea per tutti i mali, in questi ultimi trent’anni non ha mai prodotto la riduzione dei cinghiali, e tanto meno dei danni. Se l’attività venatoria venisse svolta per ridurre i danni ed i conflitti che la presenza degli animali selvatici producono alle attività umane, quale senso può avere abbattere le beccacce? O liberare migliaia di fagiani che non hanno la benché minima possibilità di sopravvivere e riprodursi? Ciascuno di noi dovrebbe meditare sul ruolo che il cacciatore può assumere nell’epoca moderna. Solo quando questo sarà chiaro alla ristretta schiera dei cacciatori anche gli “altri” forse potranno capire e rispettare una passione che è nata con l’uomo e che l’ha accompagnato per un percorso lungo centinaia di migliaia di anni».

Tratto da: Il Secolo XIX

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