Il capriolo nell’ATC Pg 2, soddisfacente gestione o delusione?

Pubblicato il 1 Ottobre 2015 in Articoli Enrico Già letto 310 volte

caprioloLa situazione specifica esposta in questo articolo, potendosi manifestare in altri siti di gestione faunistico-venatoria, può essere oggetto di riflessione ed eventuale dibattito, finalizzato alla ricerca di una pragmatica soluzione della problematica. Nell’autunno 2003 un comitato di cacciatori presentò ai competenti amministratori uno studio-progetto che ottenne il parere favorevole dell’INFS, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, concernente la presenza ottimale del capriolo nei primi sei distretti di gestione della specie nell’Atc Pg 2. Detto lavoro lo realizzai gratis, da cacciatore per i cacciatori, l’INFS, ora ricompreso nell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, offrì propri caprioli per concorrere all’implementazione di detto progetto (vedi Cacciare a Palla n. 2-3-4/2008), ma la Dirigenza dell’Atc Pg 2 non lo prese in considerazione.
Comunicai detta situazione, con numerosi articoli, pubblicati dalla stampa locale e dalla prestigiosa rivista nazionale di settore Cacciare a Palla (vedi Cacciare a palla n.4/2005, n.10/2006.).

Una partenza piuttosto difficoltosa

L’Atc Pg2 effettuò immissioni di caprioli, in quale consistenza, su che base scientifica, con quale parere dell’INFS, con quali risultati, dov’è documentato? Si trattò di azione efficace o di “fumo negli occhi?” A distanza di tredici anni dalla promulgazione del Regolamento Regionale umbro sulla gestione faunisticovenatoria dei cervidi e bovidi e a quasi dieci anni dall’inattuazione del progetto in parola, qual è lo stato dell’arte della gestione faunistico-venatoria del capriolo nell’Atc Pg 2? Sollecitato da vari selecontrollori che regolarmente incontrano un deserto faunistico nonostante le numerose uscite di caccia, l’ho chiesto agli amministratori della gestione faunistico-venatoria della mia
regione. A ½ PEC il 06/12/2012 ho inviato la mia, il cui testo qui di seguito, sia all’Atc Pg 2 sia all’Osservatorio Faunistico della Regione Umbria.
“Il sottoscritto Angelo Angelucci: ai sensi della L. 241/90 art. 22 com. 1 lett. b), quale soggetto interessato giacché in possesso dell’abilitazione alla caccia di selezione, riconosciuta dalla Regione Umbria, con residenza anagrafica nell’Atc Pg 2 e iscritto come ulteriore Atc nell’Atc Pg 2, esercito il diritto d’accesso come da citata L. art. 23 com. 1, ai dati di pertinenza del Servizio da Voi prestato; motivo la richiesta come da citata L. art. 25 com. 2, per l’eventuale proposito di iscrivermi come Residenza Venatoria nell’Atc Pg 2, per essere accolto in uno dei Distretti di gestione del capriolo di detto Atc; pertanto Vi faccio richiesta, per essere informato sullo stato dell’arte della gestione del capriolo nei Distretti di gestione della specie nell’Atc Pg 2, di rispondere ai quesiti di cui ai seguenti punti: 

  • quanti cacciatori di selezione gestiscono il capriolo nell’Atc Pg 2;
  • quanti sono i Distretti di gestione del capriolo nell’Atc Pg 2; 
  • quanti ettari è la superficie complessiva dei Distretti di gestione del capriolo nell’Atc Pg 2; 
  • quale consistenza complessiva media di caprioli è stata stimata, con i censimenti della primavera 2011 nei Distretti di gestione della specie nell’Atc Pg 2; 
  • quanti capi prevedeva il Piano di Prelievo caprioli nella stagione venatoria 2011/2012 nell’Atc Pg 2; 
  • quanti caprioli, in media, sono stati assegnati per selecontrollore, nella stagione venatoria 2011/2012 nell’Atc Pg 2; 
  • in quale percentuale media, è stato realizzato il Piano di Prelievo caprioli nella stagione venatoria 2011/2012 nell’Atc Pg 2; 
  • quanti caprioli complessivamente sono stati effettivamente prelevati, nei Distretti di gestione della specie, nella stagione venatoria 2011/2012 nell’Atc Pg 2.

I Piani di Prelievo relativi alla stagione venatoria 2012/2013 li ho scaricati dal sito web della Provincia, sono interessato alle risposte ai precedenti otto punti, specialmente ai punti: otto, cinque e uno. Ringraziando per l’attenzione, come da citata L. art. 25 com.4, resto in attesa del riscontro ai suddetti quesiti”. 

Si chiede trasparenza

In risposta alla suddetta, la Regione mi ha rimandato alla Provincia e all’Atc Pg 2, che mi risponde: “Considerata la quantità ingente delle informazioni richieste, sono visionabili presso i nostri uffici. Tale richiesta di accesso deve essere inoltrata alla Provincia di Perugia”.
Cosicché ho replicato: “Quella che Voi chiamate quantità ingente delle informazioni, sono solo otto numeri in risposta agli otto quesiti. Altresì per trasparenza, come usano altri Atc, dovreste pubblicare nella sezione “Caccia di Selezione” del Vs. sito web, le tabelle sinottiche che espongonoprelievo l’evoluzione della predetta forma di caccia nell’Atc da Voi amministrato. Quindi sempre a ½ PEC, ho inviato alla Provincia una lettera di pari contenuto della predetta mia, alla quale entro il termine stabilito dalla citata legge, né tuttora, l’ente ha dato risposta. Richiamo l’attenzione di quei selecontrollori che vedendo frustrate le loro numerose uscite di caccia, con minimi o nulli prelievi, i quali mi hanno sollecitato il presente articolo e di quelli portatori del medesimo o simile interesse, sulla considerazione che per rispetto de cacciatori, le amministrazioni preposte dovrebbero per trasparenza pubblicare i dati relativi all’evoluzione della gestione faunistico-venatoria. Il danno di non fare sviluppare una presenza faunistica ottimale per il territorio, si perpetra con le bugie e/o tenendo nascosta la realtà, ma nonostante le chiacchiere facciano apparire la situazione diversa dalla realtà, i fatti hanno la testa dura. Per confronto espongo una mia sintesi del resoconto che, per trasparenza, l’Ambito Territoriale di Caccia Siena 19 ha pubblicato, cosicché i selecacciatori possono valutare se ritenersi soddisfatti dell’attenzione che la Dirigenza dell’Atc Pg 2 riserva alla gestione del capriolo, o se devono avanzare delle legittime rivendicazioni.

La gestione dei cervidi nell’Atc Si 19

La gestione dei cervidi nell’Atc Si 19 è attuata da 540 cacciatori di selezione in 9 distretti per una superficie complessiva di 83.675 ettari. Nei censimenti della primavera 2011 è stata stimata la consistenza complessiva media di 9.038 caprioli, nella stagione venatoria 2011/2012 il piano di prelievo caprioli prevedeva 2.200
capi, con l’assegnazione media di quattro caprioli per selecacciatore; la percentuale media realizzata è stata dell’87,8% con il prelievo di 1.931 caprioli: se i caprioli non sono immaginari, si prelevano! Per promuovere le legittime rivendicazioni nei confronti di amministratori che, per imperizia e/o imprudenza e/o negligenza hanno realizzato una gestione faunistico-venatoria fallimentare, sono funzionali dati pubblicati, non riferiti o consultati.
In mancanza della trasparente pubblicazione dell’evoluzione della gestione faunistico-venatoria, come pure del bilancio dell’Atc, per costatare come vengono utilizzati i soldi dei cacciatori, ai sensi della L. 241/90, i soggetti interessati possono esercitare nei confronti degli enti preposti il diritto di accesso ai relativi dati, di cui si può estrarre copia. Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta di accesso, a tutela dei propri legittimi interessi, si può adire il Tribunale Amministrativo Regionale. Le anzidette azioni che, se pesanti da sostenere individualmente, per esposizione personale e onere economico, risultano leggere se promosse in class action da un gruppo di decine di persone cointeressate. Ricorre l’esortazione affinché tutti i cacciatori si iscrivano in un’unica grande associazione venatoria: è ovvio che l’unione farebbe la forza, ma è pura retorica, belle parole, che non corrispondono alla realtà. C’è chi si ostina ad esercitare la caccia di predazione, o la forma di caccia che sconvolge la tranquillità del bosco, assimilabile alla pesca a strascico, vietata, poiché danneggia l’ecosistema sottomarino, mentre detta forma di caccia, permessa, nonostante arreca disturbo alla fauna, interdisce l’accesso al bosco di altri fruitori (escursionisti, raccoglitori, cacciatori individuali), oltreché possibile causa d’infarto miocardico e/o aborti nei cervidi. Non può esserci compatibilità tra coloro che hanno le anzidette visioni della caccia e i cittadini che praticano la caccia di gestione, finalizzata allo sviluppo di una risorsa faunistica rinnovabile ottimale per il territorio, che attuano prelievi finalizzati al mantenimento della densità agroforestale della selvaggina, la quale non ha solo valenza venatoria, bensì concorre alla biodiversità, alla catena alimentare degli ecosistemi, nonché ornamento del paesaggio che attrae il turismo naturalistico, fonte di reddito da non trascurare, specialmente nelle aree rurali e montane ad economia svantaggiata.

tabella

Mettere in atto una filiera della carne

Si rifletta sulla considerazione che non può esserci mantenimento della selvaggina stanziale, quindi della caccia, senza interesse economico delle popolazioni rurali. Ferma restando la proprietà dei trofei ai cacciatori, la carne in esubero dal fabbisogno per i convivi tra amici, può essere conferita ad aziende alimentari produttrici di sughi e spezzatini pastorizzati e/o carne surgelata di selvaggina, offerta che può soddisfare la domanda nazionale ed estera, creando posti di lavoro, con effetti benefici, peraltro, sulla bilancia commerciale. La Germania ha una cultura millenaria per il consumo della carne di cervidi, pur avendone una ragguardevole produzione propria, è oggi il maggiore Paese importatore di carne di cervidi nel mondo. Il capriolo può essere il piatto forte dell’agriturismo, un sicuro richiamo per quanti sono stanchi del solito pollo, agnello o coniglio. Una fumeggiante tagliatella al sugo di capriolo e uno spezzatino di capriolo su letto di polenta bruscata con contorno di funghi, con la compagnia di un buon bicchiere di vino rosso, assaporati immersi in un paesaggio altrettanto schietto, è un avvenimento “magico” per l’ospite, un’opportunità di guadagno per chi propone tale offerta. Il capriolo può essere utilizzato come attrazione turistica, nei periodi di caccia chiusa, utilizzando gli appostamenti dei selecontrollori, può essere osservato e fotografato dagli escursionisti, ospiti degli agriturismi. I comitati o le unioni di cacciatori di selezione sono degli encomiabili sodalizi di cacciatori che condividono l’idea della caccia sostenibile, della gestione e sono un piacevole incontro tra persone affini, ma nessuna legge gli attribuisce il diritto di fare parte degli organismi istituzionali che agiscono in materia di caccia, invece detto diritto può essere fatto valere ai sensi di legge da altre organizzazioni tra cui le associazioni venatorie.
Se i selecacciatori sono insoddisfatti dell’impegno dell’associazione venatoria di appartenenza nei confronti della caccia di selezione, si è addivenuti a che, nell’Atc Pg 2 una soluzione potrebbe essere la seguente. Ci si iscrive a una associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale secondo le prescrizioni dell’art. 34 L. 157/92, ma poco rappresentata in Umbria. Per raggiungere la massa critica si effettua facile opera di persuasione all’iscrizione nei confronti di quelle migliaia di cacciatori disgustati dall’attuale gestione venatoria che, pur non selettori, praticano forme di caccia compatibili con quella di selezione, i quali non sentendosi rappresentati dalle loro attuali associazioni, cercheranno riscatto con una associazione venatoria che sostenga i loro legittimi interessi, nella Consulta Faunistico Venatoria Regionale, ai sensi dell’art. 8 com. 1 lett. b) L.R. 14/94, e nei Comitati di Gestione degli ATC umbri ai sensi dell’art. 3 com. 2 lett. b) R.R. 19/95.
Per dibattito e domante sull’argomento del presente articolo:
Contatta l’autore

Su cortese disponibilità della rivista Caccia a Palla e dell’autore.

Angelucci Angelo

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