La nuova legge obiettivo per la gestione degli ungulati

Pubblicato il 10 Novembre 2015 in Articoli, Leggi/Regolamenti Enrico Già letto 699 volte

logo urca senese uncaaOrmai sono passati 6 giorni dalla approvazione della legge obiettivo per la gestione degli ungulati in Toscana ed è forse giunto il momento di esprimere un nostro parere in merito.

Premettiamo che, in linea di massima, condividiamo gli obbiettivi di questa legge, conseguenza inevitabile dei danni, negli ultimi anni sempre più ingenti, causati da densità eccessive di ungulati e di una specie in particolare: il cinghiale, che risulta ormai completamente fuori controllo, come confermato dal fatto inconfutabile che il solo suide totalizza oltre il 60% dei danni complessivi rimborsati dagli ATC, mentre i danni causati da cervidi e bovidi (ben quattro specie: capriolo, cervo, daino e muflone) si attestano complessivamente a circa il 25% del totale.

Entrando nel merito della questione, i capisaldi della legge sono a nostro avviso sostanzialmente due:

  • l’individuazione delle aree non vocate (art. 2)
  • la gestione e valorizzazione delle carni (art.6)

tanto sono importanti questi due punti, da farci ritenere che le loro modalità di attuazione determineranno il successo o l’insuccesso della legge stessa.

Per esempio, qualora sia dato seguito ad una applicazione puntuale dell’articolo 2, le aree non vocate (quelle aree per cui è prevista l’eradicazione) saranno assai ampliate. Come conseguenza di ciò, nel caso specifico del cinghiale, il territorio vocato potrebbe subire importanti riduzioni, anche di ben oltre il 50%.

La gestione e valorizzazione delle carni, invece, sarà la vera scommessa ed un grande impegno per gli ATC; quella che viene detta filiera della carne, ovvero la possibilità di conferire volontariamente il capo abbattuto ad un centro di raccolta, sarà di grande aiuto per i molti cacciatori di selezione, che, una volta soddisfatto il proprio fabbisogno familiare e dei pochi (sempre meno) amici interessati, spesso debbono appendere la carabina al chiodo, rinunciando a cacciare caprioli, daini e cervi per evidenti problemi di gestione delle spoglie; inoltre, una significativa immissione sul mercato di carne certificata a basso costo, contribuirà, speriamo in modo determinante, ad eliminare la piaga della vendita al nero delle carni di ungulati.

Certamente tanti altri aspetti dovranno essere regolamentati dai decreti attuativi, ci auguriamo per esempio che venga presa in considerazione, in area non vocata, la diversificazione dei periodi di prelievo selettivo tra i cervidi ed il cinghiale onde evitare, per le ovvie problematiche di conflittualità gestionale nonché di sicurezza, una sovrapposizione di cacciatori impegnati nel prelievo selettivo a famiglie diverse nella medesima area. Ci auguriamo altresì che venga inserito e finalmente fatto rispettare -pena pesanti sanzioni-  il divieto totale e inderogabile di governa, anche dissuasiva, per tutti gli ungulati, sia in territorio vocato che non vocato.

In conclusione, comunque vada, è bene dirlo, niente sarà più come prima. Tutti i cacciatori di ungulati e noi cacciatori di selezione in particolare, ci dovremo adeguare a nuove modalità e tempi di caccia, sia in aree vocate, che, soprattutto, in aree non vocate. Se le cose andranno come il legislatore auspica, alla fine di questo piano triennale di gestione straordinaria ritorneremo a densità d’altri tempi e, forse, ci dovremo accontentare di due fascette all’anno a testa, come una volta. Chi resterà ancora cacciatore di selezione nonostante tutto, lo farà con cuore e passione, e non per carne o per portare il fucile a spasso tutto l’anno.

Ed anche riguardo alle braccate, l’aspettativa è che si torni a viverle come un’occasione per stare tra amici, quando anche un solo animale abbattuto era sufficiente per fare festa.

Ora è un’altra cosa…

Il Presidente di URCA Senese

           Silvio Debolini

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