Liberacaccia ed il cinghiale

Pubblicato il 8 Giugno 2016 in ANLC Enrico Già letto 216 volte

logo_anlc_toscanaNoi Libera Caccia di Siena non ci stiamo, alziamo la voce, critichiamo duramente l’ampliamento delle zone vocate alla caccia al cinghiale, e chi propone modifiche alla legge obiettivo a favore della caccia al cinghiale, proposte che vengono anche da nostri dirigenti regionali, che criticano il selecontrollo del cinghiale, prima ancora di vederlo in opera, attività che non arrecherebbe alcun disagio a chi esercita l’attività venatoria sulla piccola selvaggina stanziale, lepre e fagiano, che una pessima gestione del cinghiale, ha costretto molti agricoltori a perimetrare il proprio territorio con reti (finanziate con i soldi di tutti i cacciatori) rendendo difficile o addirittura impedendo la caccia alla lepre con i cani da seguita.
Dichiarare, anche da parte dei nostri dirigenti che è pura follia pensare di ridurre i cinghiali con la caccia di selezione, forse hanno ragione, ma se almeno li facessero provare, qualche risultato potremmo vederlo.
Viene proposto un’area cuscinetto di 500 metri nell’area vocata, crediamo che tutto ciò vada a stravolgere la legge obiettivo, negando ai selecontrollori al cinghiale spazi per poter esercitare la caccia per cui sono stati abilitati.
Vogliamo ricordare a tutte le squadre di caccia al cinghiale, che il territorio vocato in provincia di Siena è sensibilmente aumentato, contrariamente a quanto stabiliva la legge obbiettivo all’articolo 3 “individuazione delle aree vocate e non vocate”. (L’ANLC Siena ha promosso una raccolta di firme, per respingere l’ampliamento delle zone vocate al cinghiale)
E’ chiara quanto appropriata l’intenzione del legislatore di voler escludere dalle zone ritenute vocate le aree coltivate, potenzialmente danneggiabili, quindi non comprendiamo perché devono essere concessi i 100 metri alle squadre per mettere le poste o per sciogliere i cani.
L’A.N.L.C difende e tutela tutti i cacciatori, ogni forma di caccia deve avere ragionevoli equilibri e non privilegiare a tutti i costi una forma di caccia, ci auguriamo in futuro che ciò non avvenga e quindi dispensarci da osservazioni critiche.

La legge obiettivo e i nostri dirigenti, devono tenere di conto delle diverse specificità delle provincie toscane, per la loro caratteristica territoriale, per l’attività agricola, e soprattutto per le loro differenti tradizioni venatorie, l’interventi di contenimento della specie invasiva cinghiale devono adattarsi al nostro territorio.

Il Presidente Provinciale
Biondi Mauro

Tratto da: Ilcacciatore.com

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