Gli agricoltori senesi portano in piazza due cinghiali

Pubblicato il 25 Agosto 2016 in Agricoltura, Coldiretti, Lupi Enrico Già letto 190 volte

logo-coldiretti-sienaGli agricoltori senesi vogliono una svolta decisa sulla gestione degli ungulati. Per questo in oltre 500 hanno partecipato il 2 agosto alla mobilitazione organizzata da Coldiretti a Firenze. Proprio gli imprenditori agricoli della provincia di Siena si sono rivelati fra i più agguerriti, indignati per i danni ingenti alle coltivazioni vitivinicole e a quelle cerealicole da parte di caprioli e cinghiali. Non solo, i nostri agricoltori erano in piazza anche per denunciare la piaga dei lupi per le greggi. Firenze è stato scelta come sede della manifestazione nazionale in quanto la Toscana è  la regione più colpita dal fenomeno. Gli agricoltori della provincia di Siena hanno portato in Piazza Duomo una coppia cinghiali come simbolo dell’esasperazione del mondo.

Erano presenti alla mobilitazione anche i rappresentanti, tutti con la fascia tricolore, dei Comuni di Casole d’Elsa, Radicofani, San Giovanni d’Asso, Montalcino e Piancastagnaio.

Il direttore di Coldiretti Siena Simone Solfanelli, intervistato il 2 agosto, ha spiegato le ragioni dell’alta partecipazione senese: «Siamo ben contenti di questa fortissima presenza di agricoltori senesi, che sono venuti a Firenze per difendere le eccellenze alimentari della nostra provincia,  messe a rischio dalla presenza di ungulati – caprioli, cinghiali – e del lupo. Siamo venuti a proteggere i grandi vini senesi,  i nostri formaggi e il nostro cereale. La giornata di oggi non è altro che un modo per difendere la propria attività, il proprio diritto a fare impresa. Noi ci vogliamo riprendere il territorio».

Dal 2005 il numero dei cinghiali presenti in Italia è praticamente raddoppiato, passando da 600.000 esemplari a oltre un milione nel 2015. Un vero e proprio esercito che assedia oggi le campagne italiane con attacchi quotidiani alle colture, radendo al suolo campi di grano, mais, orzo, ma anche le produzioni tipiche, dalle castagne al farro, delle mele all’uva che gli agricoltori hanno salvato in questi anni dall’estinzione per poi rischiare di vederle sparire a causa della pressione dei selvatici.

Ma accanto ai cinghiali si intensificano su tutto il territorio nazionale  gli attacchi degli altri animali, dalle nutrie agli storni, dai daini ai caprioli, fino ai mufloni, per danni alle produzioni che nel 2015 hanno raggiunto complessivamente i 100 milioni di euro. Un problema che mette a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole, ma anche l’assetto idrogeologico e lo stesso ecosistema.

Tratto da: Coldiretti Siena

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