Problema cinghiali. Fanno razzia di uve e mettono a rischio la vendemmia

Pubblicato il 12 Settembre 2016 in Contenimento Danni Enrico Già letto 129 volte

Chianti Classico, Maremma Toscana, Grossetano, Montalcino: l’intera Toscana è messa sottosopra dall’assalto di ungulati che depredano le vigne. La vendemmia è a rischio, e le leggi non sembrano porre rimedi sufficienti.

cinghialiOggi 6 settembre i nostri vigneti sono letteralmente depredati dai cinghiali. Abbiamo già perso il 10-15% del raccolto ma siamo ancora a 20 giorni dalla vendemmia ammesso che, fra 20 giorni, nelle vigne ci sia ancora qualche grappolo non addentato dai ghiotti ungulati”. Inizia così la lettera aperta all’Assessore all’agricoltura della Regione Toscana, Marco Remaschiscritta da Donatella Cinelli Colombini, presidente del Consorzio Orcia Doc, per denunciare l’ennesima emergenza dovuta agli animali selvatici in Toscana. Per la viticoltura della regione l’abnorme presenza degli ungulati (cinghiali, caprioli, daini, cervi, ecc.), 4 volte superiore alla media nazionale, è una iattura che colpisce il settore quanto una piaga d’Egitto.

La legge di contenimento degli ungulati

Secondo la Coldiretti “negli ultimi cinque anni, è costata 100milioni di euro di danni all’agricoltura ed è la causa di 3 incidenti stradali al giorno”. Le stime infatti parlano di 450.000 esemplari di fauna selvatica di grandi dimensioni, il 70% dei quali cinghiali, responsabili non solo di danni all’agricoltura ma anche all’impoverimento della fauna e della flora del bosco e del sottobosco.Nella regione la situazione è da tempo fuori controllo e la legge del 9 febbraio 2016, che si proponeva di ridurre, attraverso gli abbattimenti, il numero dei cinghiali a 150.000 in tre anni, è di fatto bloccata e quindi risulta inefficace.

In un comunicato la Confederazione dei Cacciatori Toscani che raccoglie Federcaccia, Arci Caccia e Anuu, parla di flop sugli ungulati sostenendo che “a fronte di una situazione ritenuta di emergenza, nell’anno del suo varo, i dati dicono che vi è un calo clamoroso degli abbattimenti. In provincia di Firenze nel 2014, tra azioni di controllo (art. 37) e in selezione, i cinghiali abbattuti furono oltre 4000, circa 5000 nel 2015 e 1515, nel 2016. A Siena prima della legge venivano cacciati circa 5000 capi annui, ora con la legge circa 1500 capi. Nelle altre province i numeri relativi ai capi abbattuti con la nuova normativa offrono un panorama sconsolante: ad oggi 33 a Massa, 123 a Lucca, 96 a Pistoia, 47 a Livorno”.

La normativa regionale prevede che i cinghiali abbattuti per le azioni di contenimento debbano essere consegnati ai Centri di sosta. Tutto ciò a spese dei cacciatori, senza ricevere nulla in cambio, nemmeno parti della selvaggina uccisa. Per questo motivo il numero dei cinghiali abbattuti sarebbe così drasticamente diminuito. Secondo Donatella Cinelli, il problema generale nascerebbe per il combinato disposto tra una deliberazione (Regione Toscana n° 1185 del 15/12/2014) promulgata per contrastare il mercato nero della carne di cinghiale e per garantire la sicurezza alimentare dei consumatori, e la legge regionale per il contenimento degli ungulati. “Come dice un vecchio proverbio contadino, il meglio è nemico del bene. Nell’attuale situazione di sovrappopolamento di cinghiali, sarebbe stato forse meglio approvare solo una norma finalizzata con decisione al contenimento della fauna selvatica, rimandando a un momento successivo la regolamentazione del commercio della carne e delle catture”.

Per difendersi dagli ungulati, a parte la caccia, non ci sono tanti sistemi. Attualmente in molte aree del Chianti Classico e di Montalcino i vigneti vengono recintati con reti e pali di legno, fili metallici e fili elettrificati. Il rimedio è assai costoso, circa 15 euro al metro lineare, e si può spendere, lavori e autorizzazioni comprese, oltre 50.000 euro. Mirella Salvioni (Cerbaiola) ci racconta che “ogni mattina bisogna controllare il perimetro e verificare se ci sono state rotture dei fili o tentativi di scavare sotto le reti. Insomma la manutenzione è continua, specialmente nei versanti che danno sul bosco ma nei fatti non è risolutivo”.

Meno grave la situazione a Montepulciano perché solo una parte della denominazione confina con le aree boschive della Val d’Orcia.Paolo Solini, direttore del Consorzio di tutela del Vino Nobile, dice “Comprendiamo perfettamente il grido di allarme ma fortunatamente da noi i danni sono limitati”.

La Maremma Toscana e il grossetano

Nei boschi della Maremma i cinghiali sono una presenza storica ma qui le aziende medio piccole non sempre si possono permettere di affrontare la spesa per recintare. Edoardo Donato, presidente del Consorzio tutela vini Maremma Toscana, racconta che “proprio nei prossimi giorni sono previste le visite dei funzionari per fare le prime verifiche nei vigneti ma d’altra parte, basta una sola notte per fare disastri, specialmente adesso che si sono già raccolti sia pomodori sia girasole e l’uva rimane l’unica coltura in campo. Quanto a noi dobbiamo incassare ancora i danni dell’anno scorso mentre gli effetti della legge a causa di lungaggini, tardano ad arrivare”.Giancarlo Innocenti, presidente dell’Ambito territoriale di caccia di Grosseto (Atc) ente che tra l’altro si occupa di erogare contributi per i danni alle produzioni agricole dovuti alla fauna selvatica e dall’esercizio dell’attività venatoria spiega che “Nel 2015 abbiamo accertato danni per 480.000 euro e nel 2016 sembra che stiano aumentando anche se i prezzi di alcune materie prime stanno crollando e quindi di conseguenza anche i rimborsi diminuiranno”.

Per quanto riguarda sia la caccia di selezione che le azioni di contenimento, il meccanismo sta lentamente procedendo anche nel grossetano dopo alcuni ritardi dovuti a contenziosi legali. Anche la vicenda del Centro di stoccaggio della carne di cinghiale si sta sbloccando ma, aggiunge Innocenti, “Le partite economiche legate alla filiera della carne degli ungulati sono effimere di fronte alla concorrenza dei prezzi stracciati dei paesi dell’Est”. Insomma i meccanismi da mettere a punto sia regionali che locali sono ancora molti.

Stefano Cinelli, titolare dell’Aquilaia dei Barbi nei pressi di Scansano, scrive: “Stiamo terminando il raccolto di ciliegiolo, alicante e un avanzino di merlot in una grande vigna in affitto accanto a noi, ma è un disastro; le uve sono così dolci che non c’è stato modo di fermare i cinghiali e i caprioli. Di tre o quattrocento quintali che c’erano non ne stiamo trovando nemmeno la metà. I cinghiali vanno riportati ad un numero sostenibile e va fatto subito, perché le aziende non possono vivere senza raccolti”.

Il Chianti Classico

In Chianti Classico, altra area fortemente popolata di animali selvatici, il direttore generale del Consorzio, Giuseppe Liberatore, dice che “Sul fronte degli ungulati anche quest’anno siamo costretti a fare dei sacrifici a causa dei ritardi nell’applicazione della legge ma sappiamo che l’anno prossimo la situazione migliorerà. I problemi ci sono a partire dalla sicurezza stradale, al giusto risarcimento dei danni – non si possono riferire al solo ‘prodotto pendente’ ma al vino non prodotto – e infine ai contributi per alleviare i costi delle recinzioni”. Queste ultime se impediscono agli ungulati di scorrazzare per i vigneti, di fatto stanno diminuendo la vivibilità del paesaggio chiantigiano ostacolando la circolazione dei turisti.

Fabrizio Bindocci, presidente di Avito, l’associazione che raccoglie tutti i consorzi toscani, conclude così “Siamo vicini a Donatella Cinelli e conosciamo molto bene le problematiche che ha sollevato. Bisogna tener conto che normative regionali e nazionali, possono contrastare mentre le pastoie burocratiche rallentano i processi di attuazione. Purtroppo i tempi delle istituzioni e della burocrazia non collimano con quelli dell’agricoltura. Bisogna andare avanti”.

Tratto da: Gambero Rosso

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