per gentile concessione della rivista Sentieri di Caccia & Cacciare a Palla.

La recente riscoperta nel nostro Paese dell’uso dell’arco per la caccia ha determinato l’esigenza di informazioni su questo antichissimo, ma pur sempre attuale attrezzo. Di seguito una disamina sulle attrezzature che il moderno arciere-cacciatore ha a disposizione per praticare l’attività venatoria

testo e foto di EMILIO PETRICCI

L’autore con il suo compound e un cinghiale ibridato, abbattuto in azione di contenimento danni

L’autore con il suo compound e un cinghiale ibridato, abbattuto in azione di contenimento danni

In Italia, pur vantando un passato glorioso, l’arco da caccia è stato abbandonato quasi completamente per tantissimo tempo e l’attività sportiva legata a questo attrezzo è sempre stata relegata ad una piccola nicchia di appassionati. Se oggi esiste una rete nazionale di compagnie arcieristiche che praticano il tiro di simulazione venatoria e che sono in grado di insegnare a gestire questo affascinante attrezzo in modo altamente professionale, lo dobbiamo alla FIARC (Federazione arcieri tiro di campagna), nata una trentina di anni fa proprio con l’obiettivo di preservare e diffondere la cultura venatoria dell’arco e che recentemente ha firmato un accordo con le associazioni venatorie Arcicaccia e Fidc per permettere ai cacciatori che vogliono imparare a tirare con l’arco di usufruire del comparto istruzione della federazione. Quindi gli appassionati che vogliono avvicinarsi a questo tipo di attività troveranno nelle compagnie FIARC un’adeguata preparazione tecnica e nei campi predisposti allo scopo potranno allenarsi al tiro da caccia in gare con bersagli tridimensionali a forma animale a grandezza naturale anche in movimento, posti in percorsi che simulano l’attività venatoria vera e propria. Fatta questa doverosa premessa passiamo alle attrezzature che il moderno arciere-cacciatore ha a disposizione e analizziamole per scoprirne le caratteristiche.

Sebastiano Lai con il suo compound

Sebastiano Lai con il suo compound

GLI ARCHI DA CACCIA TRADIZIONALI

Gli archi da caccia tradizionali sono i long bow e i ricurvi, e si dicono tradizionali perché il progetto è rimasto praticamente immutato dalle origini, solo le tecniche costruttive e imateriali sono stati adeguati al nostro tempo. Il tiro da caccia con questi archi è puramente istintivo, cioè non ci si potrà avvalere di nessun congegno dimira; sarà solo la postura dell’arciere, con la sua allenata istintività, che guiderà la freccia verso il bersaglio. Il long bow è l’arco più affascinante per la sua discendenza diretta dagli archi antichi. La sua caratteristica curvatura a mezza luna conserva immutata un’aurea di nobiltà e di bellezza estetica unica, che ancor oggi lo fa apprezzare da moltissimi arcieri. Ma il suo uso non è affatto semplice ed è necessario allenarsi continuamente per avere dei risultati soddisfacenti. Il long bow, non avendo nessun accorgimento per poter aumentare la velocità della freccia, dovrà essere di potenza piuttosto elevata. Unico neo, per l’utilizzo a caccia di questo splendido attrezzo (che essendo di origine anglosassone è noto come l’arco di Robin Hood), è la sua lunghezza, che rende abbastanza difficoltoso il muoversi e tirare nel bosco. Il ricurvo è l’evoluzione dell’arco tradizionale, presenta delle contro curvature dei flettenti, che consentono una maggiore velocità alla freccia e rendono il tiro molto fluido e preciso. Con questo accorgimento è stato possibile accorciare l’arco (rispetto al long bow), con un grande vantaggio soprattutto a caccia.

Paolo Pasquini con il suo long bow

Paolo Pasquini con il suo long bow

Si ritiene che l’arco ricurvo sia d’invenzione orientale, dove veniva costruito unendo il legno ad altrimateriali quali il corno, la pelle e i tendini animali, creando così, di fatto, i primi archi compositi. Se i primi archi furono assemblati in questomodo, più che altro per la carenza o la scarsa qualità del legno, ben presto però fu evidente che era nata un’arma molto più efficiente di quella ricavata da un solo pezzo di legno. Ancora oggi si usa costruire gli archi tradizionali incollando insieme delle lamine di diversimateriali (come il legno e la fibra di vetro), perché vincolando insieme questi pezzi, quando vengono curvati durante la trazione, questi generano delle forze che restituiscono maggiore velocità emaggiore potenza a parità di forza esercitata. Gli archi tradizionali vengono costruiti in due diversi tipi: monolitici, cioè con l’impugnatura e i flettenti ricavati da lamine intere, e smontabili, dove i flettenti vengono uniti all’impugnatura tramite viti.

Dario Liotta con il suo ricurvo

Dario Liotta con il suo ricurvo

L’arco smontabile è molto pratico per il trasporto e inoltre possono essere sostituiti i flettenti sia in caso di rotture, sia per variare la potenza. Questi archi possono essere usati in ogni tipo di caccia, ma il loro utilizzo è quasi indispensabile nel tiro al volo e nelle cacce dove occorre un attrezzo che possa essere usato con rapidità soprattutto in tiri di stoccata;

Particolare di punte per il tiro al volo

Particolare di punte per il tiro al volo

Particolare di lame ad apertura a contatto (chiuse e aperte)

Particolare di lame ad apertura a contatto (chiuse e aperte)

punte 3

un arciere con la freccia incoccata in un arco tradizionale impiega pochissimi decimi di secondo per andare in trazione e scoccare il dardo. Nella caccia agli ungulati con i tradizionali la distanza di tiro non deve superare i venti metri per avere un buon margine di sicurezza per abbattere senza ferimenti.

L’ARCO TECNOLOGICO O COMPOUND

E’ nato 40 anni fa da una geniale idea di un arciere-cacciatore americano, Wilbur Allen, che, per aumentare la potenza al proprio arco, costruì delle pulegge eccentriche in legno e le fissò all’estremità dei flettenti, in modo che fungessero da leva e che dopo la trazione demoltiplicassero lo sforzo. In tal modo si possono usare archi molto più potenti, visto che con questo accorgimento è possibile diminuire lo sforzo fino al 60-80% ed è perciò più semplice rimanere con l’arco teso per il tempo necessario a mirare bene il bersaglio. In fase di rilascio, questo sistema permette una chiusura velocissima dei flettenti in modo che l’energia sia trasmessa quasi per intero alla freccia, facendola volare a velocità impossibili per gli altri archi; pensate che i moderni compound possono scagliare frecce a più di cento metri al secondo. Al compound si deve il ritorno di tanti appassionati alla caccia con l’arco, soprattutto in America. L’interesse industriale ha portato un susseguirsi di innovazioni fino agli archi odierni costruiti in leghe che uniscono alla leggerezza una resistenza e una durata incredibile. Le pulegge eccentriche di un tempo sono state soppiantate da camme studiate al computer e realizzate con macchinari sofisticati che conferiscono prestazioni superiori e rendono piuttosto facile la messa a punto dell’arco. Ma anche se nell’ultimo ventennio la tecnologia ha fatto passi da gigante, l’intuizione di Allen è concettualmente rimasta invariata. Il compound, a differenza degli altri tipi di arco, consente una volta imparato a tirare, una minore assiduità negli allenamenti e inoltre, applicandovi degli appositi mirini e sistemi di sgancio meccanico della corda, si ottengono dei risultati di eccezionale precisione. Nella caccia all’aspetto, o comunque nel tiro a fermo, è in assoluto l’arco migliore sia per precisione che per forza di penetrazione. Il suo uso risulta un po’ più complesso nei tiri di stoccata e nel tiro al volo, perché necessita di un maggior tempo di preparazione rispetto agli archi tradizionali. A caccia, il compound non ha rivali nemmeno nella distanza di tiro, basti
pensare che anche se per gli ungulati non si usa a distanze superiori ai 30/35 metri, su selvaggina non particolarmente coriacea come fagiani e lepri si può tirare fino ai 50/60 metri, superando quindi in gittata utile un comune fucile a canna liscia.

Punte da caccia a due, tre e quattro lame a taglio totale e con punta a scalpello

Punte da caccia a due, tre e quattro lame a taglio totale e con punta a scalpello

Sgancimeccanici per compound

Sgancimeccanici per compound

FRECCE DA CACCIA

Le frecce possono essere in legno, in alluminio, in carbonio, in lega alluminio carbonio e recentemente addirittura in kevlar, una fibra simile al carbonio molto leggera e resistente, che viene usata per la costruzione dei caschi e dei giubbotti antiproiettile. Il legno è di sicuro il materiale più economico: i nostri antenati usavano dei ramoscelli di sanguinello o di nocciolo, e cercavano di raddrizzarli il più possibile scaldandoli al fuoco; oggi, chiaramente, con l’uso di appositi macchinari possiamo avere delle aste veramente buone, solo che sono abbastanza fragili e sensibili alle condizioni climatiche. Per lungo tempo il re incontrastato delle aste da caccia è stato l’alluminio, ancora oggi usatissimo, ma che sta perdendo sempre più terreno rispetto al carbonio o alle fibre come il kevlar, che sono molto più resistenti e che, anche in caso di urti, non si piegano, rendendo possibile un loro riutilizzo. Vicino alla cocca si incollano delle alette per stabilizzare il volo della freccia. Queste alette possono essere sia in penna naturale (molto usate sono quelle di tacchino), sia in materiale plastico. Quelle naturali vengono scelte soprattutto per gli archi tradizionali e, pur essendo ottime dal punto di vista dell’aerodinamica, sono molto delicate e di difficile montaggio; quelle costruite in materiali sintetici, sono molto più pratiche e semplici da incollare ed essendo idrorepellenti si possono usare anche in caso di pioggia.

Da sinistra: freccia in alluminio con punta bilama e impennaggio naturale, adatta per archi tradizionali; freccia in carbonio a quattro lame con punta a scalpello per archi compound; freccia con punta da tiro al volo con impennaggio flu-flu

Da sinistra: freccia in alluminio con punta bilama e impennaggio naturale, adatta per archi tradizionali; freccia in carbonio a quattro lame con punta a scalpello per archi compound; freccia con punta da tiro al volo con impennaggio flu-flu

L’impennaggio della freccia normalmente è composto da tre ali montate dritte o elicoidali; questo ultimo è molto indicato per la caccia perché, oltre ad avere più potere stabilizzante, tende a far ruotare l’asta su se stessa migliorando anche la precisione. Per le frecce usate per il tiro al volo, invece, si usa montare quattro o sei alette di dimensioni molto generose, che fungono da freno in modo che la freccia cada in un raggio di un centinaio di metri per permettere un suo più facile recupero. Questo tipo di impennaggio viene comunemente detto flu-flu per il caratteristico rumore che produce volando.

LE PUNTE DA CACCIA

Le punte da caccia devono essere proporzionate e idonee al tipo di selvaggina insidiata. Per il tiro al volo avranno la punta piatta; è molto usato e anche economico mettere una specie di cappuccio in gomma a una punta da tiro ottenendo lo stesso effetto. Esistono anche delle punte con dei piccoli arpioni in acciaio armonico o anche punte piatte con degli spezzoni di acciaio montati a petalo di fiore, che sonomolto indicate per il tiro alla piccola selvaggina. Un altro accorgimentomolto utile è quello dimontare dietro alla punta piatta una stella in acciaio che produce effetti molto devastanti. Per il tiro al volo non si usanomai lame, perché le frecce tirate verso l’alto in caduta sono estremamente pericolose, e inoltre, in caso di riporto effettuato dal cane, la lama potrebbe ferire il nostro amico. Per quanto riguarda la punta da caccia, per gli ungulati è d’obbligo l’uso di lame ben affilate; la scelta delle lame a taglio totale, o con la punta a scalpello, a due o più lame, dipende più dal tipo di propulsore che si usa che non al suo effetto terminale; importantissimo però è che siano ben affilate emolto robuste, inmodo che possano superare anche ossa importanti e comunque riuscire a tagliare in modo netto tutti i tessuti che incontrano. Esistono in commercio anche delle punte ad apertura a contatto che, volando con le lame chiuse, sono molto precise anche a lunghe distanze, bisogna però stare attenti a usare solo punte di ottima qualità per evitare che nell’impatto le lame si spezzino e naturalmente bisogna usarle solo su selvatici non molto resistenti.

Particolare dei tre tipi di impennaggio

Particolare dei tre tipi di impennaggio

Per info: Emilio Petricci 336 603232, petricci.emilio@libero.it

Arcicaccia Toscana 055 368813, 055 368487, info@arcicacciatoscana.it

FIARC tel. 02 89305589, www.fiarc.it


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